JOSEF ŠEBESTA1, HYWEL W. RODERICK2, IEUAN T.
JONES3, ELWYN R.L. JONES2, MATTHIAS HERRMANN4,
BRUNO ZWATZ5 and LUCIANA CORAZZA6.
1Research Institute of Crop Production, 161
06 Prague 6, Ruzyne 507, Czech Republic;
2Institute of Grassland and Environmental
Research, Aberystwyth, SY23 3EB, United Kingdom;
313 Coedlan y Parc, Aberystwyth, SY23 1PF,
United Kingdom;
4Institute for Breeding of Crop Plants, Institutsplatz,
18190 Groß Lüsewitz, Germany;
5Federal Office and Research Centre for Agriculture,
Vienna, Austria;
6Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale,
00156 Rome, Italy.
Present knowledge on the resistance of oats (Avena sativa) to
powdery mildew (Blumeria graminis f. sp. avenae), the effects
of the disease on the oat crop and strategies for the deployment of different
types of resistance are reviewed. The results of virulence surveys in the
UK since 1968 are presented along with the assessment of different sources
of resistance at 40 locations throughout Europe between 1988 and 1994,
within the framework of the European Oat Disease Nursery (EODN) which is
part of the European System of Cooperative Research Network in Agriculture
(ESCORENA) of FAO. The UK virulence surveys have shown that from the limited
number of resistance genes deployed, corresponding virulence frequencies
follow classical gene-for-gene principles and that where the disease is
most prevalent, more durable forms of resistance are required. In central
Europe, where the disease is less prevalent, some major gene sources of
resistance have been more effective. Recent surveys, however, show that
corresponding virulence occurs at relatively high frequencies. Adult plant
resistant genotypes have been effective during the period under review.
New sources of mildew resistance are required to protect any advances made
by breeders in grain yield improvement. Most of those identified are in
wild oat species, usually at lower ploidy levels, thus requiring more effort
to transfer to hexaploid cultivated oats. Some success in transferring
resistance between species has been achieved; most recently the resistance
from A. eriantha has been incorporated into A. sativa.
Key ords: Blumeria graminis, Avena sativa, Disease resistance,
Virulence surveys.
Presenza e distribuzione del mal bianco dell’avena in Europa ed efficacia di fonti di resistenza.
Vengono presi in esame lo stato attuale della conoscenza delle caratteristiche
di resistenza dell’avena (Avena sativa) nei confonti del mal bianco
[Blumeria graminis (DC.) Speer f.sp. avenae Em. Marchal],
le conseguenze della malattia sulla coltura e le strategie per lo sviluppo
di differenti tipi di resistenza. Sono presentati i risultati del monitoraggio
dei fattori di virulenza in Gran Bretagna dal 1968 e i rilievi sulla reazione
di diverse fonti di resistenza in 40 località in Europa, tra il 1988 e
il 1994, nell’ambito della European Oat Disease Nursery (EODN), che fa
parte dell’European System of Cooperative Research Network in Agriculture
(ESCORENA) della FAO. Il monitoraggio della virulenza in Gran Bretagna
ha mostrato che, nei confronti dei geni per la resistenza presi in esame,
la virulenza segue il principio gene-per-gene e che, laddove la malattia
è più diffusa, sono necessarie forme di resistenza durevole. Nell’Europa
centrale, dove la malattia è meno diffusa, alcuni geni maggiori si sono
dimostrati efficaci fonti di resistenza. Indagini recenti, tuttavia, dimostrano
che la corrispondente virulenza è presente a frequenze relativamente elevate.
La resistenza che si esprime allo stadio di pianta adulta è stata efficace
durante il periodo al quale la rassegna si riferisce. Sono necessarie nuove
fonti di resistenza al mal bianco per proteggere le nuove varietà ottenute
dai genetisti. La maggior parte di queste sono nelle specie di avena selvatica,
di solito ad un basso livello di ploidia, e richiedono pertanto maggiore
impegno per il trasferimento all’avena coltivata esaploide. Qualche successo
è stato di recente ottenuto: la resistenza derivata da A.eriantha è
stata trasferita in A.sativa.
Parole chiave: Blumeria graminis, Avena sativa, Resistenza
alle malattie, Monitoraggio della virulenza.
SALVATORE FRISULLO1, GIOVANNI BRUNO2, FRANCESCO
LOPS1 e LORENZO SPARAPANO2.
1Istituto di Produzioni e Preparazioni Alimentari,
Università, Via Napoli, 25, I-71100 Foggia;
2Dipartimento di Patologia Vegetale, Università,
Via G. Amendola, 165/A, I-70126 Bari.
Vengono segnalati in Puglia attacchi di Sphaeropsis sapinea f.
sp. cupressi su Cupressus sempervirens e su C. arizonica.
Il fungo produce cancri sul tronco e sulle branche, clorosi e necrosi dei
rametti infetti. Picnidi del fungo sono stati rinvenuti sia sui rami che
sulle galbule e sui semi. Le infezioni artificiali condotte in serra hanno
dimostrato che il fungo è in grado di causare cancri corticali e disseccamenti
della parte aerea della pianta non solo su semenzali di 3 specie di cipresso
(C. sempervirens, C. arizonica e C. macrocarpa), ma anche
di tuja, pesco, mandorlo, melo e pero. Il fungo non è risultato patogeno
su semenzali di quattro specie di pino (Pinus nigra, P. halepensis,
P. pinaster e P. radiata). La presenza della malattia in Italia
aggrava la situazione sanitaria della nostra cipressicoltura, già prostrata
dall’epidemia di Seiridium cardinale.
Parole chiave: Sphaeropsis, Cancro, Cipresso.
A new agent of cypress canker in Italy.
This is the first report for Italy that Cupressus sempervirens
L. and C. arizonica Greene can be naturally infected by Sphaeropsis
sapinea f. sp. cupressi. The fungus produces cankers on stem
and branches, and chlorosis and necrosis of twigs of the affected trees.
The pathogen has been isolated from bark, cones and seeds. The artificial
infections carried out in the greenhouse showed that the fungus caused
cortical canker and dieback on seedlings of several species of Cupressaceae
(C.
sempervirens, C. arizonica, C. macrocarpa, Thuja orientalis),
as well as on seedlings of peach (Prumus persica) almond (Prumus
dulcis), apple (Malus domestica) and pear (Pyrus communis).
The fungus did not infect seedlings of 4 species of pine (Pinus nigra,
P. halepensis, P. pinaster, P. radiata). The severity of the
disease in Italy worsens the health condition of cypress plantations, already
devastated by the epidemics of Seiridium cardinale.
Key words: Sphaeropsis, Canker, Cypress.
DANIELE SISTO1, SERAFINO FAGGIANO1 e GIAN LUIGI
RANA2
1Dipartimento di Patologia Vegetale, Università,
Via G. Amendola, 165/A, I-70125 Bari;
2Dipartimento di Biologia, Difesa e Biotecnologie
Agro-Forestali, Università della Basilicata, Via N. Sauro, 85, I-85100
Potenza.
The pathogenicity of a strain of Mycogone perniciosa isolated
from Agaricus bisporus, was tested in some trials carried
out under controlled environmental conditions in 1995 and 1996 on mushrooms
most cultivated in southern Italy, i.e. Pleurotus eryngii, P. nebrodensis,
P. ostreatus, Hydnum coralloides, H. erinaceum, Pholiota
aegerita and Lentinus edodes. Results indicate that, besides
A. bisporus, only P. eryngii and P. nebrodensis were susceptible
to M. perniciosa. They showed carpophore malformations resembling
some morphological alterations observed in the past and thought to be of
viral origin.
Key words: Pleurotus eryngii, P. nebrodensis, Lentinus edodes,
Mycogone perniciosa.
Mycogone perniciosa, una potenziale minaccia per i funghi coltivati nell’Italia meridionale.
In prove sperimentali effettuate nel 1995 e 1996 in condizioni ambientali
controllate, è stata saggiata la patogenicità di un ceppo di Mycogone
perniciosa (Magn.) Delacr. isolato da Agaricus bisporusm (Lange)
Sing. per i principali funghi coltivati nell’Italia meridionale: Pleurotus
eryngii, P. nebrodensis, P. ostreatus, Hydnum coralloides, H. erinaceum,
Pholiota aegerita e Lentinus edodes. Sono risultati suscettibili a
M.
perniciosa, oltre ad A. bisporus, solo P. eryngii e P. nebrodensis,
che hanno reagito all’infezione del micoparassita con malformazioni
dei carpofori simili ad alcune alterazioni morfologiche osservate in passato
e ritenute di origine virale.
Parole chiave: Pleurotus eryngii, P. nebrodensis, Lentinus
edodes, Mycogone perniciosa.
SALVATORE FRISULLO, FRANCESCO LOPS e ANTONIA CARLUCCI.
Istituto di Produzioni e Preparazioni Alimentari, Università
degli Studi di Bari, Via Napoli, 25, I-71100 Foggia.
Vengono segnalate nell’Italia centrale e meridionale infezioni di
Cercospora
apii Fres. su sedano. Le piante malate si presentano con macchie fogliari
simili a quelle provocate da Septoria apiicola
Speg. È stato accertato
che la malattia può essere trasmessa per seme. In prove d’infezione
artificiale su sedano, condizioni ambientali caratterizzate dal 70% di
U.R. media e da circa 15 °C di temperatura sono risultate limitanti per
la manifestazione dei sintomi, mentre temperature comprese tra i 22 e 25
°C, associate ad U.R. media tra il 90 e il 95% hanno favorito la rapida
comparsa delle macchie fogliari. Gli isolati di
C. apii da sedano
sono risultati patogeni per le cv. di sedano ‘Elne’, ‘Uthak 50/70’
e ‘Romagnolo’, per la lattuga ‘Romana’, per pastinaca, sedano rapa,
crescione di fontana, prezzemolo, per la cv. Kawegigamono di barbabietola
da zucchero e per la bietola da orto ‘Verde lunga argentata’. Questi
risultati portano altri elementi a sostegno della possibile identità tra
C. apii e C. beticola Sacc.
Parole chiave: Sedano, Cercospora apii, C. beticola.
Plant-pathogenic fungi in southern Italy. XII. Cercospora apii on celery.
Infections by Cercospora apii Fres. on celery [Apium graveolens
L.
var. dulce (Mill.) Pers.] are reported from central and southern
Italy. The diseased plants show leaf spots similar to those caused by infections
of Septoria apiicola Speg. The pathogen can be seed transmitted.
In pathogenicity tests carried out on celery, environmental conditions
of about 70% R.H. and 15 °C temperature slowed symptoms appearance, whereas
temperatures between 22 and 25 °C along with 90-95% R.H. resulted optimal
for appearance of leaf symptoms. The isolates of C. apii infected
three celery cultivars, i.e, ‘Elne’, ‘Uthak 50/70’ and ‘Romagnolo’,
as well as ‘Romana’ lettuce, parsnip, celeriac, watercress, parsley,
sugar beet cv. Kawegigarnono and beet cv. Verde lunga argentata. These
findings further support the possible identity between C. apii and
C. beticola Sacc.
Key words: Celery, Cercospora apii, C. beticola.
ANNA MARIA SIMEONE and PAOLA CAPPELLINI
Istituto Sperimentale per la Frutticoltura, Via di Fioranello,
52, I-00040 Roma.
Some physiological responses to Phomopsis (Fusicoccum) amygdali inoculation
of peach trees were studied. Three peach genotypes were used: cv. Armking,
very susceptible to P. amygdali and to fusicoccin, cv. Elegant Lady
with moderate susceptibility to the fungus and to fusicoccin, selection
IF7980842, with moderate susceptibility to the fungus and low susceptibility
to fusicoccin.Shoots from each genotype were inoculated in the open field
with a cultured P. amygdali strain (F11, isolated from peach). Transpiration,
stomatal resistance and photosynthetic activity of leaves inserted above
the point of inoculation were recorded before inoculation and 0.5, 1, 2,
4, 6, 8, and 24 h after inoculation. The cultivars reacted to the pathogen
with an immediate increase in transpiration and a corresponding decrease
in stomatal resistance during the first hour after inoculation. The extent
of the decrease in transpiration in the following 23 h was related to cultivar
susceptibility: it was low for cv. Armking and progressively higher for
selection IF7980842 and cv. Elegant Lady.
Key words: Traspiration, Peach, Phomopsis amygdali.
Influenza dell’inoculazione con Phomopsis amygdali sulla traspirazione di piante di pesco.
Sono state studiate alcune risposte fisiologiche di piante di pesco
(Prunus persica Sieb. et Zuc.) all’inoculazione di Phomopsis
(Fusicoccum) amygdali (Del.) Tuset et Portilla. Per la prova sono stati
utilizzati tre genotipi: la cv.Armking, molto suscettibile a P. amygdali
e
alla fusicoccina, la cv. Elegant Lady, moderatamente suscettibile al fungo
e alla fusicoccina, e la selezione IF7980842, moderatamente suscettibile
al fungo e poco suscettibile alla fusicoccina. La prova si è svolta su
piante adulte, in pieno campo; per ogni genotipo sono stati inoculati nove
rametti con P. amygdali, ceppo F11 (isolato da pesco). Su ogni singola
foglia al di sopra del punto di inoculazione sono state fatte determinazioni
della traspirazione, della resistenza stomatica e della fotosintesi, prima
dell’inoculazione e dopo 0.5, 1, 2, 4, 6, 8 e 24 ore. Tutte le piante
hanno mostrato una reazione simile, dopo l’inoculazione: un aumento rapido
della traspirazione nella prima ora, seguito da una diversa riduzione nelle
23 ore successive. È stato ipotizzato che la differente suscettibilità
dei tre tipi nei confronti del fungo e della fusicoccina, fosse all’origine
della diversa intensità di risposta registrata.
Parole chiave: Traspirazione, Pesco, Phomopsis amygdali.