PAOLA DEL SERRONE
Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale, Via
C.G.Bertero, 22, I-00156Roma.
Il complesso dei "Giallumi della vite" (Grapevine yellows) comprende gravi malattie quali la Flavescence dorée, il Vergilbungskrankheit, il Bois noir, i Giallumi mediterranei, subtropicali ed australiani, caratterizzate da analoga sintomatologia ma da diversa eziologia ed epidemiologia (Quacquarelli, 1992; Caudwell 1993). I giallumi della vite sono presenti anche in Italia e, dalla loro prima comparsa nelle aree viticole del settentrione (Belli et al., 1973), si sono diffusi in pressoché tutto il territorio nazionale (Refatti, 1993). I sintomi che caratterizzano a livello macroscopico queste sindromi consistono in alterazioni cromatiche fogliari, più o meno estese, disseccamento dei grappoli, scarsa lignificazione dei tralci, cui seguono, in genere, deperimenti di diversa gravità delle piante interessate; a livello microscopico, si osserva una degenerazione principalmente a carico degli elementi floematici (Quacquarelli, 1990; Granata e Carraro, 1993). Queste malattie sembrano colpire per lo più i vigneti adulti; tuttavia, anche le barbatelle utilizzate per rimpiazzare le fallanze possono mostrare evidenti sintomi (Borgo, 1996). A queste malattie è stata costantemente associata la presenza di organismi procarioti, pleomorfi, di diametro compreso tra 80-1000 nm, privi di parete cellulare, parassiti obbligati ad habitat intracellulare, denominati MLOs (Mycoplasma Like Organisms) (Mc Coy et al., 1989). Le dimensioni del genoma di questi microorganismi, comprese tra 600 e 1200 kb, corrispondono a circa un terzo di quelle di Escherichia coli, e sono tra le più piccole compatibili con una replicazione autonoma (Neimark e Kirkpatrik, 1993). Il loro DNA è particolarmente ricco in adenina e timina (A-T) e codifica per il solo tRNA dell’isoleucina, la cui sequenza si trova nella regione spaziatrice tra i geni per il 16S ed il 23S rRNA (Kirkpatrik et al, 1994). Il sequenziamento del gene altamente conservato che codifica per il 16S rRNA di diversi MLOs, Mollicutes, e altri Procarioti, ed il loro successivo allineamento ha permesso di convertire le dissimilarità osservate in distanze evolutive e di ricostruire i loro rapporti filogenetici per mezzo di opportuni algoritmi (metodi di parsimonia evolutiva, metodi di distanza evolutiva, metodi stocastici) (Woese, 1987). Si è così evidenziato che gli MLOs sono il prodotto di una linea evolutiva regressiva differenziatasi a partire da un batterio Gram positivo, Bacillus subtilis, antenato comune di Clostridium spp., Mollicutes ed Acholeplasma (Lim e Sears, 1989). L’uso del gene che codifica per il 16S rRNA (macromolecola informazionale non traducibile, implicata in associazione con 50-70 proteine diverse alla formazione di una subunità ribosomale), come sonda filogenetica profonda (Woese et al., 1990), ha permesso di stabilire che gli MLOs sono un genere a sé stante per il quale è stato proposto recentemente il nome di Fitoplasma (ICSB, 1993; Zreik et al. 1995; Schneider et al., 1995). I fitoplasmi sono correlati filogeneticamente con i generi Acholeplasma ed Anaeroplasma (Acholeplasmatales), con cui condividono le caratteristiche di non richiedere sterolo e di avere sia piante che artropodi come ospiti naturali, ma sono distanti, per contro, dai generi Mycoplasma e Spiroplasma (Mycoplasmatales) (Sears e Kirkpatrick, 1994). Contrariamente agli spiroplasmi, che sono stati osservati allo stato saprofitario sulla superficie dei fiori e la cui patogenicità è stata messa in evidenza solo in un numero limitato di casi, tutti i fitoplasmi sono considerati parassiti obbligati nonché patogeni (Cousin, 1995). Generalmente sono individuabili nelle cellule floematiche, ma si possono riscontrare anche nelle cellule parenchimatiche del floema ed eccezionalmente nelle cellule del parenchima corticale (Cousin et al., 1970). Nelle viti affette dai giallumi, i fitoplasmi, seppur presenti a bassissime concentrazioni, sono stati osservati nei soli tubi cribrosi (Magarey et al., 1988). I fitoplasmi si differenziano dai batteri fastidiosi a localizzazione floematica e xilematica per l’assenza della parete cellulare e per avere una tipica membrana cellulare a struttura trilaminare. Essi si possono riprodurre alternativamente nelle cellule del floema delle piante e nelle cellule dell’insetto vettore (Tully, 1989). La trasmissione dei giallumi della vite avviene mediante Auchenorrinchi, insetti dotati di apparato pungente succhiatore, ed è di tipo persistente propagativo (Vidano et al., 1987). Il vettore più noto di giallume fitoplasmale della vite è la cicalina ampelofaga, Scaphoideus titanus Ball., vettrice della Flavescence dorée. Questa cicalina di origine canadese, presente in varie regioni dell’Europa meridionale, può acquisire i fitoplasmi a tutti gli stadi larvali (tempo di acquisizione circa una settimana) ed inocularli in un periodo di inoculazione di circa 4-6 giorni dopo un lungo periodo di latenza (circa un mese) (Cazelles et al., 1989). La presenza dei giallumi riscontrata in quasi tutte le regioni d’Italia – come nella maggior parte delle aree viticole del mondo – ha evidenziato che la malattia si diffonde anche al di sotto del 42° parallelo, cioè al di fuori dell’areale di S. titanus. In particolare, in Italia, casi di giallume associati al vettore sono stati rinvenuti in Veneto (Egger e Borgo, 1983), Friuli-Venezia Giulia (Carraro et al., 1986), Lombardia (Belli, 1987) Liguria (Bertaccini et al., 1995) e Piemonte (Vidano et al., 1987), mentre in Sicilia (Granata, 1982), Emilia-Romagna (Credi e Babini, 1984; Bertaccini et al., 1993), Toscana (Conti, 1986), Trentino (Mescalchin et al., 1986), Lazio (Barba e Del Serrone, 1993), Puglia (Di Terlizzi et al., 1993) e Campania (Del Serrone et al., 1997; Marcone et al, 1997) la malattia è stata trovata anche in assenza di S. titanus. Vari studi hanno evidenziato che, seppur la cicalina S. titanus sia infeudata specificamente sulla vite e le sue ghiandole salivari rappresentino un notevole serbatoio di infettività, il vettore ha una bassa efficacia di trasmissione (Osler et al., 1992; Arzone et al., 1993) sia in condizioni controllate che di pieno campo. Ciò ha portato a supporre l’attività di altri vettori e/o l’esistenza di differenti popolazioni procariotiche in grado di causare la stessa sintomatologia. Recentemente l’analisi dei profili di restrizione di regioni ipervariabili del gene conservato per il 16S rRNA e della regione spaziatrice tra il 16S ed il 23S rRNA ha permesso di individuare nelle piante almeno 12 tipi di fitoplasmi (Kuske e Kirkpatrick, 1992; Kirkpatrick et al., 1994; Gundersen et al., 1994, Schneider et al., 1995). In particolare i fitoplasmi associati ai giallumi della vite appartengono a quattro raggruppamenti dendrologici: il Giallume dell’olmo (Elm Yellows MLO=Phytoplasma ulmi=EY), in cui si colloca anche l’agente associato alla Flavescence dorée (FD) trasmesso dallo S. titanus; il Giallume dell’astro (Aster Yellows=Phytoplasma asteri=AY); la Malattia X (X-Disease MLO= Phytoplasma pruni) e lo Stolbur. Quest’ultimo, precedentemente considerato un sottogruppo dell’Aster Yellows MLO, è ora considerato come un cluster a sé stante (IRCPM, 1994) (Tab. 1).
Tabella 1 – Fitoplasmi costantemente associati ai Giallumi (Grapevine Yellows) della vite in infezione singola o mista.
Nome comune
|
|
|
|
| Giallume dell’astro | Aster Yellows | Phytoplasma asteri Lee |
| Giallume dell’olmo | Elm Yellows | P. ulmi Boudon Padieu |
| Malattia X | X-Disease | P.pruni Kirkpatrick |
| Stolbur | P. solani Seemüeller |
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of Systematic Bacteriology, 45(3), 449-453.
SERGIO PENNAZIO e PIERO ROGGERO.
Istituto di Fitovirologia applicata del CNR, Strada delle
Cacce, 73, I-10135 Torino.
Un felice ed armonico accordo tra le conoscenze acquisite in Fisiologia
e Patologia vegetale ha reso possibile lo sviluppo di una disciplina, la
Fisiopatologia vegetale. Un particolare settore di questa nuova disciplina
tratta delle alterazioni metaboliche che si instaurano nelle piante infette
da virus in modo sistemico. La storia di questo particolare settore, la
fisiopatologia delle virosi delle piante, ha inizio a partire dalla fine
del secolo scorso con i primi lavori sulla malattia del mosaico del tabacco.
Essa si sviluppa con il progredire delle conoscenze sulla natura dei virus
e con la risoluzione delle sequenze relative ai vari sistemi metabolici,
affermandosi negli anni 50 come disciplina a sè. Si tratta quindi di una
storia relativamente recente, della quale vengono ripercorse le tappe fondamentali
in relazione al metabolismo energetico (respirazione e fotosintesi), proteico
e nucleico, nonchè della crescita (fitormoni). Questa rassegna sottolinea
l’importanza della Fisiologia delle piante sotto stress, da considerarsi
come la fisiologia degli organismi in Natura, e riconosce la Storia della
Scienza come una vera e propria disciplina scientifica.
Parole chiave: Fisiopatologia vegetale, Metabolismo, Storia
della Scienza, Virosi delle piante.
Between plant physiology and virology: a short history of the physiopathology of viral diseases.
A successful assembly between Plant Physiology and Pathology has promoted
the development of a new discipline,
Physiological Plant Pathology. A specific branch, Physiological Plant Virology,
deals with metabolic changes occurring in plants suffering viral diseases.
The history of such a branch opens with the first works on the mosaic disease
of tobacco at the end of the 19th century, develops with the knowledge
on the nature of virus and with the elucidation of the sequence of metabolic
pathways, and eventually becomes a real discipline in the Fifties. The
present review deals with the historical steps in relation to the changes
of the energetic (respiration and photosynthesis) and nitrogen (proteins
and nucleic acids) metabolisms, as well as the hormonal aspects of development
caused by viral disease. The review stresses the importance of the Physiology
of plants under stress,
which must be considered the physiology
of plant in the field, and the importance of the History of Science.
Key words: Physiological plant pathology, Plant metabolism,
Plant virus, History of Science.
Dedicato ad Erasmo Marré: " ... every element in the evolving
system has a defined role to play" (Marré, 1991).
STEFANIA LORETI, FRANCESCO FAGGIOLI e MARINA BARBA
Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale, Via
C.G. Bertero, 22, I-00156 Roma.
La malattia del mosaico latente del pesco è stata descritta per la
prima volta in Francia nella metà degli anni settanta. La malattia si
manifesta con un ritardo della fioritura e della maturazione dei frutti,
accecamento delle gemme con conseguente scarso sviluppo vegetativo, clorosi
e/o calico di foglie e frutti, deformazione e fessurazione della sutura
delle drupe. L’agente causale del mosaico latente del pesco è un viroide
denominato "Peach latent mosaic viroid" (viroide del mosaico latente del
pesco, PLMVd). Il PLMVd è mondialmente diffuso su piante di pesco. Una
recente indagine, svolta in susineti di differenti areali italiani, ha
evidenziato la presenza del viroide del mosaico latente del pesco anche
in piante di susino. La presenza del viroide è stata indagata mediante
estrazione degli acidi nucleici totali, seguita da elettroforesi bidirezionale
ed ibridazione molecolare con la sonda specifica.
Parole chiave: Mosaico latente del pesco, Viroide, PLMVd, Susino.
Occurrence of Peach latent mosaic viroid (PLMVd) on plum in Italy.
Peach latent mosaic disease was originally described in France in 1976.
The disease may induce mosaic symptoms on leaves, irregularly shaped colourless
fruit with cracked sutures and enlarged pits, bud necrosis and delay in
foliation, flowering and fruit maturity. Recently the disease has been
shown to be caused by peach latent mosaic viroid (PLMVd). PLMVd is distribuited
world-wide on peach. A recent survey in Italian plum (Prunus domestica
L.) orchards has shown the occurrence of PLMVd in two plum cultivars at
different geographical locations in central Italy. The presence of the
viroid was ascertained by a total nucleic acids extraction followed by
bidirectional electrophoresis and molecular hybridization assays using
specific probe.
Key words: Peach latent mosaic, Viroid, PLMVd, Plum.
SALVATORE FRISULLO1, GIAN LUIGI RANA2, FRANCESCO
LOPS1 e VINCENZO TISCIA1.
1Istituto di Produzioni e Preparazioni Alimentari,
Università di Bari, Facoltà di Agraria di Foggia, Via Napoli, 25, I-71100
Foggia;
2Dipartimento di Biologia, Difesa e Biotecnologie
Agro-Forestali, Università della Basilicata, Via N. Sauro, 85, I-85100
Potenza.
Vengono brevemente riportati i risultati di studi preliminari effettuati
su due alterazioni del capolino del carciofo comunemente riscontrabili
in Puglia e Basilicata, denominate necrosi apicale e marciume molle delle
brattee. La prima si manifesta con annerimento e successivo distacco dei
tessuti della parte distale delle brattee, che risultano conseguentemente
troncate all’apice. Il marciume molle si manifesta con tacche depresse
di colore marrone scuro, che sono inizialmente piccole ma possono interessare,
poi, tutta la superficie e lo spessore della brattea. Isolamenti effettuati
da brattee con necrosi apicale o marciume molle hanno dimostrato che sono
presenti numerosi micromiceti. Questi ultimi, inoculati separatamente su
brattee di carciofo staccate, hanno costantemente riprodotto il marciume
molle. Nelle stesse condizioni sperimentali non è stata mai riottenuta
la necrosi apicale delle brattee. Pertanto, viene ipotizzato che fattori
di natura abiotica e parassiti fungini di debolezza o semplici saprofiti
potrebbero essere implicati nel determinismo dell’ultima alterazione.
Parola chiave: Carciofo, Necrosi, Marciume molle, Phoma exigua,
Pleospora tarda.
Preliminary studies on apical necrosis and soft rot of artichoke bracts.
Results of preliminary studies on apical necrosis and soft rot of artichoke
(Cynara scolymus L.) bracts, two syndromes often present in Apulia
and Basilicata (southern Italy), are briefly reported. Apical necrosis
is characterized by browning and detachment of the apical portion of the
bracts. Soft rot causes the appearance on the bracts of dark-brown sunken
spots which are initially small and then enlarge and extend to the entire
bract. Numerous micromycetes were isolated from bracts showing apical necrosis
or soft rot. In pathogenicity tests on detached artichoke bracts, all these
fungi caused soft rot but never induced apical necrosis. Therefore it is
hypothesized that abiotic factors and weak parasitic or saprophytic fungi
could be implicated in the etiology of the last sindrome.
Key words: Artichoke, Bract necrosis, Bract soft rot, Phoma
exigua, Pleospora tarda.
ROBERTO DANTI1, PAOLO CAPRETTI2 e GIUSEPPE SURICO2.
1Centro di Studio per la Patologia delle Specie
Legnose Montane, C.N.R., P.le delle Cascine, 28, I-50144 Firenze;
2Istituto di Patologia e Zoologia forestale
e agraria, Università degli Studi, P.le delle Cascine, 28, I-50144 Firenze.
Sono state esaminate foglie e gemme di Juglans regia per accertare
la presenza di batteri epifiti criogeni e valutare il loro ruolo nell’interruzione
della soprafusione nei tessuti a temperature inferiori a 0 °C. Sui campioni
esaminati è stata rilevata la presenza di popolazioni batteriche di tipo
residente la cui densità è apparsa soggetta a fluttuazione stagionale.
Batteri criogeni della specie Pseudomonas syringae, in grado di
promuovere in vitro la formazione di ghiaccio a partire da -2 °C,
sono stati isolati in primavera e in autunno dalle superfici fogliari,
ma non dalle gemme. Prove artificiali di congelamento a -3 °C di foglie
di noce trattate con un isolato criogeno da noce e con l’isolato B427
di P. syringae pv. syringae, hanno dimostrato che il grado
di danneggiamento dei tessuti, espresso da misure di conducibilità elettrica,
è correlato alla concentrazione delle sospensioni batteriche applicate.
Le foglie di controllo, bagnate con acqua, mantengono invece la soprafusione
senza riportare danni significativi alla funzionalità delle membrane cellulari.
Parole chiave: Batteri criogeni, Danni da gelo, Noce, Nucleazione,
Pseudomonas
syringae.
Invesigations on epiphytic ice-nucleation-active bacteria of Juglans regia L.
Leaves and buds of Juglans regia were examined to assess the
presence of ice nucleation active (INA) bacteria in relation to their possible
role in promoting frost injury. Epiphytic bacterial populations showed
seasonal fluctuations in density. Pseudomonas syringae pv. syringae
ice-nucleation-active
strains capable to catalyze ice formation at a relatively warm temperature
such as -2 °C were detected on leaves’ surfaces during spring and autumn.
In May populations of P. syringae
reached density values as high
as 1,6107 cells g-1 fresh weight. Walnut leaf samples sprayed with two
P. syringae INA strains and exposed at -3 °C for 90 minutes showed
frost damages, measured as relative conductivity (R.C.) of the tissue.
The R.C. value was related with the concentration of the INA bacteria applied.
Leaves sprayed with deionized water, used as negative control, were able
to supercool and avoided frost injuries.
Key words: Frost injuries, INA Bacteria, Nucleation, Pseudomonas
syringae, Walnut.
V. A. BOURBOS e M. T. SKOUDRIDAKIS.
Fondazione Nazionale di Ricerca Agraria, Istituto delle
Piante Subtropicali e dell’Olivo, Laboratorio di Patologia Vegetale,
GR-73100 Chania, Creta.
Il fungo Alternaria alternata è frequente sulla superficie delle
foglie dei fiori e dei frutti di Actinidia chinensis. Si isola anche
da frutti marcescenti in conservazione. Recentemente, questa specie fungina
sembra comportarsi come un vero parassita, provocando notevoli danni nelle
diverse colture. Queste constatazioni ci hanno indotto a studiare la patogenicità
di questo parassita sui frutti di actinidia conservati per 4 mesi in frigorifero
ad una temperatura di 0-3 °C. Sono stati utilizzati i frutti delle cultivar
Abbott, Bruno, Hayward e Monty. L’inoculazione è stata effettuata con
l’inserimento di dischi di micelio sotto l’epidermide nella zona apicale
ed equatoriale o di masse miceliali nell’endocarpo dei frutti. Altri
frutti con o senza lesioni sono stati immersi in una sospensione di spore
del patogeno. I frutti feriti e immersi nella sospensione di spore sono
stati completamente alterati dal fungo. Un grave marciume è stato osservato
nei frutti inoculati con dischi di micelio sotto l’epidermide. La cultivar
Monty ha mostrato il grado di suscettibilità più alto. Secondo i nostri
risultati sembra che A. alternata, in certe condizioni, possa provocare
gravi marciumi sui frutti di A. chinensis in conservazione.
Parole chiave: Alternaria alternata, Actinidia chinensis,
Frutti in conservazione.
Alternariosis of the fruits of Actinidia chinensis.
Alternaria alternata (Fr.) Keisler is a frequent microorganism
of the surface of the leaves, blossoms and fruits of Actinidia chinensis
Pl.
It is also often isolated from rotted fruits after storage. This species
seems to behave now as a parasite causing serious damage to various crops.
These consideration have led us to study the pathogenicity of this pathogen
on kiwifruit stored for 4 months at 0-3 °C. Fruits of the cultivars Abbott,
Bruno, Hayward and Monty were used. The inoculation was done by introducing
mycelium disks under the epidermis on the stem end or on the equatorial
zone and mycelium masses in the endocarp of the fruits. Other fruits with
or without wounds were immersed into a spore suspension of the fungus.
The fruits wounded and immersed into the spore suspension were completely
rotted. A serious rot was observed on the fruits inoculated with mycelium
disks under the epidermis in the stem end area. The cultivar Monty showed
the highest susceptibility. According to our results, it seems that A.
alternata can cause serious rots to the stored fruits of
A. chinensis.
Key words: Alternaria alternata, Actinidia chinensis,
Stored fruits.
GIOVANNI CONCA1, FABRIZIO GOLINELLI2 e ANGELO
PORTA-PUGLIA1.
1Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale,
Via C.G. Bertero, 22, I-00156 Roma;
2Ente Nazionale Sementi Elette, Sezione di
Verona, Via Ca’ Nova Zampieri, 37, I- 37057 S. Giovanni Lupatoto, Verona.
Viene segnalato per la prima volta un attacco di Colletotrichum acutatum
a
piante di soia. Il fungo è stato isolato da una pianta di soia ‘Pony’
che aveva mostrato ingiallimento precoce e sintomi di antracnosi su fusto.
Prove di infezione artificiale in serra su soia ‘Pony’ e ‘Panda’
e, per confronto, su frutti staccati di fragola ‘Selva’ e ‘Irvine’
hanno confermato la patogenicità dell’isolato.
Parole chiave: Soia, Glycine max, Antracnosi, Colletotrichum
acutatum.
First report of Colletotrichum acutatum on soyabean.
Colletotrichum acutatum Simmonds is reported for the first time
on soyabean. The fungus was isolated in a field of Tavazzano (Milan, Italy)
from a plant of ‘Pony’ showing anthracnose symptoms on the stem and
a premature yellowing. The pathogenicity of the isolate was confirmed by
artificial inoculations carried out in the greenhouse on soyabean plants
of the cvs Panda and Pony. The isolate of the fungus caused extensive rotting
when inoculated on detached strawberry fruits of ‘Selva’ and ‘Irvine’.
Key words: Soyabean, Glycine max, Anthracnose, Colletotrichum
acutatum.