MARTE MARIO e VITTORIO RAGGI
Istituto di Patologia vegetale - Università di
Perugia, Borgo XX Giugno, 74, I-06100 Perugia.
Uno degli eventi più precoci e significativi nel processo infettivo
di molti funghi fitopatogeni, uredinali ed erisifali inclusi, è
l’adesione di spore (o conidi) e tubuli germinativi alla superficie dell’ospite.
L’adesione, che può risultare determinante per la riuscita dell’infezione,
è principalmente mediata da sostanze prodotte dal fungo — tra cui
cutinasi, altre esterasi, polisaccaridi e proteine della matrice extracellulare
— e dipende anche dal grado di idrofobicità della parete fungina
e della superficie della pianta. L’adesione alla cuticola permetterebbe
al tubulo germinativo di percepire segnali dell’ospite, topografici o chimici,
che ne orientano e/o ne stimolano lo sviluppo e inducono la differenziazione
dell’appressorio. Le strutture d’infezione prodotte dagli uredinali all’interno
dei tessuti della pianta (vescicole intraepidermiche o ipostomatiche e
ife d’infezione) mostrano, rispetto al tubulo germinativo e all’appressorio,
modificazioni nella composizione delle pareti cellulari, con mascheramento
o deacetilazione della chitina, che probabilmente riducono le possibilità
di riconoscimento del fungo da parte dell’ospite; le stesse strutture presentano,
inoltre, caratteri citologici e citochimici che fanno supporre adattamenti
metabolici indotti nel patogeno dal nuovo ambiente e dal passaggio alla
fase di sviluppo biotrofico. Segnali specifici della pianta sembrano necessari
anche per la differenziazione, nei tessuti invasi, di strutture infettive
chiave, come la cellula madre dell’austorio. La formazione dell’austorio
stesso viene poi considerata un altro stadio dell’infezione propizio per
il riconoscimento del patogeno, specialmente nel caso di resistenza razza
specifica. Il corpo dell’austorio pienamente sviluppato è avvolto
da una matrice extraaustoriale, cioè da uno strato di aspetto variabile
posto a contatto con la parete fungina e delimitato esternamente dalla
membrana extraaustoriale (plasmalemma dell’ospite invaginato dall’austorio).
Tale membrana appare priva di attività ATPasica e aderisce al collo
dell’austorio in corrispondenza di una particolare regione che, nel caso
di uredinali in fase dicariotica (austori D) e di erisifali, coincide con
la cosiddetta banda anulare del collo. Poiché la banda anulare costituisce
verosimilmente una barriera al flusso apoplastico, le sostanze nutritive
elaborate dall’ospite possono entrare nell’austorio solo attraverso la
membrana extraaustoriale, che è semipermeabile. Secondo l’ipotesi
più accreditata, il trasporto di soluti dal citoplasma ospite alla
matrice extraaustoriale si originerebbe per effetto di un appaiamento funzionale
tra cellula invasa e austorio, dovuto I) ad alcune delle caratteristiche
del complesso austoriale, come la presenza della banda anulare del collo
e il ridotto controllo che la membrana extraaustoriale esercita sul trasporto,
II) al fatto che le pompe ATPasiche del plasmalemma non invaginato dell’ospite
agiscono presumibilmente in sinergismo con quelle del plasmalemma dell’austorio.
Si ritiene che gli austori di uredinali nella fase monocariotica (austori
M) siano meno efficienti nell’assorbire sostanze nutritive poiché
non hanno la banda anulare del collo e attorno ad essi almeno una porzione
della membrana extraaustoriale presenta attività ATPasica. In combinazioni
compatibili, sia nelle ruggini che negli oidi, la cellula invasa da austori
mostra una serie di alterazioni citologiche e citochimiche, le quali iniziano
normalmente a manifestarsi prima della penetrazione. Tra le più
significative ricordiamo: precoci modificazioni del citoscheletro e comparsa
di aggregati citoplasmatici, aloni parietali e papille in corrispondenza
dell’area di penetrazione; addensamento e riorganizzazione di endomembrane
attorno all’austorio, le quali non di rado appaiono in continuità
con la membrana extraaustoriale (configurando un’altra possibile via di
trasferimento di sostanze alla matrice extraaustoriale); intensificazione
di processi di endocitosi ed esocitosi, i secondi probabilmente connessi
con la formazione del complesso austoriale; stretta associazione tra nucleo
e austorio, affollamento di organiti attorno a quest’ultimo e varie anomalie
del nucleo e di diversi organiti, correlabili con attivazioni e deviazioni
metaboliche. Nelle tarde fasi dell’infezione e specialmente dopo la sporulazione
del fungo, quando la compatibilità tra i due organismi tende a diminuire,
le cellule ospiti della zona infetta, invase o no da austori, manifestano
segni di degenerazione, collassano e muoiono.
Parole chiave: Funghi biotrofi, Strutture d’infezione, Citologia
e fisiologia, Assorbimento austoriale, alterazioni citologiche e citochimiche
Host-parasite relationships in rusts and powdery mildews. I. Cytological aspects.
The adhesion of spores (or conidia) and germ tubes to the host surface
is an important early event in the infection process of plant pathogenic
fungi, including rust and powdery mildew agents. Adhesion, which may determine
the success of infection, is mainly mediated by fungus-produced substances
such as cutinases and other esterases, polysaccharides and proteins contained
in the extracellular matrix. Hydrophobicity of the fungus and plant surfaces
may also affect adhesion. A tight attachment to the plant cuticle would
allow the germ tube to sense host topographical or chemical signals which
orientate and/or stimulate tube growth and induce appressorium differentiation.
Infection structures formed by rust fungi inside plant tissues (substomatal
or intraepidermal vesicles and infection hyphae) differ from germ tubes
and appressoria in their cell wall composition, as they usually display
chitin masking or deacetylation, which probably reduces the possibility
of the fungus being recognized by the host. The cytological and cytochemical
features of these structures suggest a metabolic adaptation of the parasite
to the plant inner tissue environment and the biotrophic growth phase.
Specific host signals also seem to be required for the differentiation
of internal infective structures such as the haustorium mother cell. Haustorium
formation is thought to be another infection stage that favours pathogen
recognition by the plant, particularly in race-specific resistance. An
extrahaustorial matrix, a layer of variable aspect deposited on the haustorium
wall and externally delimited by the extrahaustorial membrane (host plasmalemma
invaginated by the haustorium), surrounds the body of fully developed haustoria.
The extrahaustorial membrane seems to lack ATPase activity and adheres
tightly to the haustorium neck in a special region which, in haustoria
of powdery mildews and dikaryotic stages of rust fungi (D-haustoria), coincides
with the so called neck ring (or neckband). Since the neck ring likely
acts as a barrier to the apoplastic flow, nutrients from the host can presumably
reach the haustorium only by crossing the semi-permeable extrahaustorial
membrane. The prevailing hypothesis holds that the transport of solutes
across the membrane towards the extrahaustorial matrix is the result of
functional coupling of the host cell and the haustorium due to (i) certain
characteristics of the haustorial complex — presence of the neck ring and
reduced transport control by the extrahaustorial membrane, (ii) the activity
of ATPase pumps in the host non-invaginated plasmalemma which work in concert
with those in the haustorium plasmalemma. Because haustoria of monokaryotic
stages of rust fungi (M-haustoria) lack the neck ring and exhibit ATPase
activity on at least a portion of the extrahaustorial membrane, their nutrient
uptake is probably less efficient than that of other haustoria. Invaded
host cells in both rusts and powdery mildews (compatible interactions),
manifest a series of cytological and cytochemical responses that are usually
triggered before the wall is penetrated, the most important being (a) early
cytoskeleton modifications and formation of cytoplasmic aggregates, cell
wall haloes and papillae at the penetration sites, (b) concentration and
reorganisation of host endomembranes around the haustorium, frequently
continuity between these membranes and the extrahaustorial membrane, which
may represent another route for transferring nutrients to the extrahaustorial
matrix, (c) activation of endocytotic and exocytotic processes, the second
probably contributes to the development of the haustorial complex, (d)
close association of the host nucleus and the haustorium, clustering of
organelles around the haustorium and nuclear and organelle alterations
suggestive of metabolic activation and deviations. In the later phases
of infection, especially after fungus sporulation, when the plant-parasite
compatibility tends to decrease, whether they are invaded or not, host
cells of the infected zones show signs of degeneration, collapse and eventually
die.
Key words: Biotrophic fungi, Infective structures, Cytology
and physiology, Haustorial nutrient uptake, Cytological and cytochemical
changes.
LAURA MUGNAI, EMANUELA BERTELLI, GIUSEPPE SURICO e ELISA BRUNO.
Istituto di Patologia e Zoologia forestale e agraria,
Università, P.le delle Cascine, 28, I-50144 Firenze
È stato misurato l’accrescimento di sei funghi associati al "mal
dell’esca" della vite (Phellinus igniarius, Stereum hirsutum, Acremonium
berkeleyanum, Phaeoacremonium aleophilum, Phaeoacremonium chlamydosporum
ed Eutypa lata) in presenza di sei diverse sostanze fenoliche (acido
caffeico, acido gallico, acido siringico, acido vanillico, catechina e
quercitina) a diverse concentrazioni (0,1, 0,5, 1, 2,5, 5 e 10 g/l di substrato).
Dei funghi saggiati, P. igniarius e S. hirsutum vengono normalmente
considerati responsabili diretti della "carie del legno", mentre per gli
altri 4 è stato ipotizzato un ruolo di precursori nello sviluppo
della malattia. I risultati ottenuti hanno indicato che, nel complesso,
P.
chlamydosporum, P. aleophilum, A. berkeleyanum ed E. lata
tollerano
meglio di P. igniarius e S. hirsutum la presenza di fenoli
nel substrato di accrescimento. Inoltre, quando nel substrato contenente
acido gallico viene fatto crescere prima un fungo precursore, la crescita
di P. igniarius non è più inibita né dall’acido
gallico né dai suoi prodotti di trasformazione. Questi risultati
sembrano indicare che P. igniarius possa trarre giovamento da una
precedente colonizzazione del legno di vite da parte di altri funghi.
Parole chiave: Mal dell’esca, vite, fenoli, successione di microrganismi.
Effect of some phenolic compounds on the growth of wood-inhabiting fungi associated with "esca disease" of grapevine.
The growth of 6 fungi associated with "esca disease" of grapevines (Phellinus
igniarius, Stereum hirsutum, Acremonium berkeleyanum, Phaeoacremonium
aleophilum, Phaeoacremonium chlamydosporum and Eutypa lata)
was studied in vitro in relation with the presence of 6 phenolic substances
(caffeic acid, gallic acid, syiringic acid, vanillic acid, catechin and
quercetin) at different concentrations (0,1, 0,5, 1, 2,5, 5,0 and 10 g/l).
Among the fungi tested, P. igniarius and S. hirsutum are
commonly considered to be the cause of wood decay, while the other four
are supposed to play a role as pioneer fungi in disease development. The
results obtained showed that, in the whole, the fungi P. chlamydosporum,
P.
aleophilum, A. berkeleyanum and E. lata are less inhibited than
P.
igniarius and S. hirsutum by the presence of phenols in the
growth on artificial media. Moreover, when the medium containing gallic
acid was pre-inoculated with a pioneer fungus, P. igniarius grew
better than in the control not pre-inoculated. The results obtained seem
to suggest that the colonization of grape-vine wood by pioneer fungi can
help the progression of P. igniarius in the host.
Key words: "Esca disease", Grapevine, Phenols, Succession of
microorganisms.
DIJANA ŠKORIC´, MLADEN KRAJACIC´ and ANA ŠARIC´
Department of Biology, Faculty of Science, University
of Zagreb, Marulic´ev trg 20/II, HR-10000 Zagreb, Croatia.
Severe virus-like symptoms were recorded on pepper plants in the southern
coastal region of Croatia (Dalmatia). Tomato spotted wilt Tospovirus
was recognized on the basis of test plant reactions and electron microscopy.
Infection by TSWV was confirmed by serological test. This is the first
report on TSWV infection in this region of great importance for Croatian
vegetable production.
Key words: Tomato spotted wilt, Tospovirus, Pepper.
Virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro isolato in piante di peperone in Dalmazia.
Severi sintomi di tipo virale sono stati osservati in piante di peperone
nella regione costiera meridionale della Croazia (Dalmazia). È stato
identificato il virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro (TSWV), un
Tospovirus,
sulla base delle risposte in piante test ed in microscopia elettronica.
L’infezione da TSWV è stata confermata in saggio sierologico. Questa
è la prima segnalazione di infezione da TSWV in questa regione di
grande importanza per la produzione orticola croata.
Parole chiave: Virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro,
Tospovirus,
Peperone.