ANIELLO SCALA1, CECILIA COMPARINI1, STEFANIA TEGLI1,
ALESSANDRO RAGAZZI1, IRENE DELLAVALLE2, LORENZO MITTEMPERGHER2
and CORRADO LAGAZIO3.
1Istituto di Patologia e Zoologia Forestale
ed Agraria, Università di Firenze, P.le delle Cascine, 28, I-50144
Firenze;
2Centro di Studio per la Patologia delle Specie
Legnose Montane, CNR, P.le delle Cascine, 28, I-50144 Firenze;
3Dipartimento di Statistica "Giuseppe Parenti",
Università di Firenze, V.le Morgagni, 59, I-50134 Firenze.
The growth of Ophiostoma ulmi and O. novo-ulmi EAN and
NAN races on callus cultures from Ulmus carpinifolia and U. pumila
at 21, 25 and 33 °C were investigated and compared with the degree
of compatibility of in vivo fungus-whole plant interactions and
with fungal growth rates on a range of agar media at 21, 25 and 33 °C.
No correlation was found between fungal growth on callus cultures, whole
plant compatibility or incompatibility, and growth in the agar media, at
any of the test temperatures. Mycelium of the isolates H328 of EAN O.
novo-ulmi and E2 of O. ulmi showed intercellular growth and
caused plasmolysis and necrosis of cells of both Ulmus species, although
histological examination revealed that calli of U. carpinifolia
suffered greater damage.
Key words: Ophiostoma novo-ulmi, Ophiostoma ulmi, Ulmus
spp., Callus cultures.
Analisi in vitro dell’interazione tra Olmo e Ophiostoma ulmi o O. novo-ulmi.
La crescita di Ophiostoma ulmi e O. novo-ulmi razze EAN
e NAN su colture di callo derivate da piante di Ulmus carpinifolia
e di U. pumila a 21, 25 e 33 °C è stata investigata e
comparata con i livelli di compatibilità o di incompatibilità
ottenuti in vivo nelle interazioni fungo-pianta intera e con i livelli
di crescita fungina su alcuni substrati nutritivi agarizzati. Non è
stata trovata correlazione tra crescita fungina sulle colture di callo,
le risposte compatibili o incompatibili delle piante intere, e crescita
sui substrati nutritivi agarizzati a tutte le temperature utilizzate. Il
micelio dell’isolato H328 di O. novo-ulmi razza EAN e dell’isolato
E2 di O. ulmi mostrava crescita intercellulare e causava plasmolisi
e necrosi delle cellule di entrambe le specie di Olmo; l’esame istologico
rivelava che le cellule dei calli di U. carpinifolia soffrivano
un danno maggiore.
Parole chiave: Ophiostoma novo-ulmi, Ophiostoma ulmi, Ulmus
spp., Colture di callo.
ROBERTA ROBERTI1, PAOLO FLORI1 and ANNAMARIA PISI2.
1Dipartimento di Protezione e Valorizzazione
Agroalimentare, Sezione di Fitoiatria, Università di Bologna;
2Istituto di Patologia Vegetale, Università
di Bologna, Via Filippo Re, 8, I-40126 Bologna.
The activity of selected strains of three species of Trichoderma
(T. viride 117, T. harzianum 74 and Trichoderma sp.
6A) on string bean root rot caused by Sclerotium rolfsii Sacc. in
vivo (greenhouse and field) and in vitro has been studied. These
strains were found to be active in reducing bean root rot, ensuring a control
of S. rolfsii when applied to seeds. The non-volatile metabolites
released by T. viride 117 in agar avoided completely the growth
of S. rolfsii, while those released by T. harzianum 74 and
Trichoderma
sp. 6A reduced only its growth. Scanning electron microscopy (SEM)
investigation confirmed the data obtained on the plants. T. harzianum
74, T. viride 117 and Trichoderma sp. 6A parasitized S.
rolfsii hyphae by direct contact, forming coils and hook contact branches.
It has also been noticed that T. harzianum 74 when interacts with
S.
rolfsii produces a fibrillar-like material in higher concentration
than T. viride 117. SEM facilitates the study of the interaction
sites between Trichoderma and S. rolfsii hyphae.
Key words: Biological control, S. rolfsii, Trichoderma
spp., Mechanisms of action.
Lotta biologica contro il marciume radicale del fagiolo causato da Sclerotium rolfsii mediante trattamento dei semi con specie di Trichoderma.
È stata studiata l’attività di tre ceppi selezionati di
Trichoderma
spp. (T. viride 117, T. harzianum 74 e
Trichoderma
sp. 6A) contro il marciume radicale di piante di fagiolo causato da
S. rolfsii Sacc. in serra, in campo ed in vitro. Questi ceppi,
applicati per concia sui semi, sono risultati attivi nel ridurre il marciume
radicale del fagiolo. I metaboliti non volatili prodotti da T. viride
117 in agar hanno impedito completamente la crescita di S. rolfsii,
mentre quelli prodotti da T. harzianum 74 e Trichoderma sp.
6A ne hanno solo ridotto la crescita. La microscopia elettronica a scansione
(SEM) ha confermato i risultati ottenuti sulle piante. T. harzianum
74, T. viride 117 e Trichoderma sp. 6A hanno mostrato di
parassitizzare le ife di S. rolfsii mediante un diretto contatto
con avvolgimenti (coils) e ramificazioni a tenaglia (hooks). È stato
anche notato che quando T. harzianum 74 interagiva con S. rolfsii
produceva materiale fibrillare in quantità maggiore di T. viride
117. Il SEM ha facilitato lo studio dell’interazione tra le ife di Trichoderma
e quelle di S. rolfsii.
Parole chiave: Lotta biologica, S. rolfsii, Trichoderma
spp., Meccanismi d’azione.
GIANCARLO POLIZZI1 and ANTONINO AZZARO2.
1Istituto di Difesa delle Piante, Università
degli Studi di Reggio Calabria, P.zza San Francesco di Sales, 2, I-89061
Gallina, Reggio Calabria;
2Ara Servizi per l’Agricoltura, Via Ammiraglio
Caracciolo, 96, I-95123 Catania.
The presence of leaf spots and severe defoliation on myrtle grown in
an ornamental plant nursery in southern Italy are reported. The causal
agent of the disease was identified as Cylindrocladium scoparium.
Successful pathogenicity tests with this organism were carried out. Natural
field infections started at the end of summer and were favoured by high
temperature and humidity. Nursery trial using three foliar sprays of copper
oxychloride (0.9 g/l) achieved good control of the disease while benomyl
(0.5 g/l), chlorothalonil (1.02 ml/l), dithianon (0.75 g/l), prochloraz
(0.5 g/l) and ziram (1.35 g/l) were ineffective. We believe it is the first
report of this fungus in Italy.
Key words: Myrtle, Cylindrocladium scoparium, Chemical
control.
Una maculatura fogliare del mirto causata da Cylindrocladium scoparium e prove di lotta in vivaio.
Vengono segnalate macchie fogliari e gravi defogliazioni su piante di
mirto coltivate in vivaio nell’Italia meridionale. Cylindrocladium scoparium
è stato identificato come agente causale della malattia. Le prove
di infezione artificiale hanno confermato la patogenicità del fungo.
Le infezioni naturali, rilevabili sin dalla fine dell’estate, sono favorite
da temperatura e umidità elevate. Trattamenti fogliari con ossicloruro
di rame (0,9 g/l) hanno efficacemente contenuto lo sviluppo della malattia.
Di contro, fungicidi contenenti benomyl (0,5 g/l), chlorothalonil (1,02
ml/l), dithianon (0,75 g/l), prochloraz (0,5 g/l) e ziram (1,35 g/l) sono
risultati inefficaci. Per quanto è a nostra conoscenza, questa è
la prima segnalazione della presenza del fungo in Italia.
Parole chiave: Mirto, Cylindrocladium scoparium, Lotta
chimica.
CARMINE MARCONE and ANTONIO RAGOZZINO
Istituto di Patologia Vegetale, Università di
Napoli "Federico II", Via Università, 100, I-80055 Portici (Napoli).
Ultrastructural aspects of several genetically different phytoplasmas
infecting herbaceous plants, shrubs, forest trees and fruit trees, were
studied using scanning electron microscope observations. The identification
of phytoplasmas was based on the presence of polymorphic bodies such as
budding, spherical, dimpled- and dumbell-shaped structures, and filamentous
branching forms which were present only in the sieve tube elements of infected
plants, attached to the inner surface of cytoplasma membrane. The study
showed that the morphological variations observed most probably represented
various developmental stages of phytoplasmas. However they cannot be considered
as distinctive characteristics of different phytoplasmas. On the other
hand, attachment of phytoplasmas to the host membrane may be an important
requirement for pathogenecity as demonstrated for many human and animal
pathogenic mollicutes.
Key word: Phytoplasma, SEM, Diagnosis.
Studi ultrastrutturali comparativi di fitoplasmi geneticamente differenti mediante l’impiego della microscopia elettronica a scansione.
Aspetti ultrastrutturali di fitoplasmi appartenenti a differenti gruppi
genetici e rinvenuti su piante erbacee, arbustive, piante da frutto e forestali
sono stati studiati mediante l’impiego della microscopia elettronica a
scansione. L’identificazione di tali procarioti si è basata sulla
presenza di forme polimorfiche in fase di divisione quali forme gemmanti,
forme soggette a divisione binaria, forme filamentose spesso ramificate
e altre ancora mostranti increspature o invaginazioni della superficie
esterna. Tali forme sono risultate presenti soltanto negli elementi cribrosi
delle piante infette e aderenti alla membrana plasmatica. Le differenze
morfologiche riscontrate molto probabilmente rappresentano diversi stadi
di sviluppo dei fitoplasmi e quindi non possono essere considerate come
caratteristiche distintive degli stessi. L’aderenza dei fitoplasmi al plasmalemma
della pianta ospite può essere una condizione indispensabile affinchè
si abbia azione patogenetica, analogamente a quanto si verifica per i micoplasmi
patogeni dell’uomo e degli animali.
Parole chiave: Fitoplasmi, SEM, Diagnosi.
CESARE MOSCONI1, PAOLA CRINO'1, FRANCESCO SACCARDO2
and K. B. SINGH3
1ENEA C.R. Casaccia, Divisione Biotecnologie
e Agricoltura, Via Anguillarese, 301, I-00060 Roma;
2Università della Tuscia, Dipartimento
Produzione Vegetale, Via S. C. De Lellis, 1, I-01100 Viterbo;
3ICARDA, Germplasm Program, P.O. Box 5466,
Aleppo, Syria.
Ascochyta blight caused by Ascochyta rabiei (Pass.) Labr. is
the major disease of chickpea (Cicer arietinum L.) in the Mediterranean
basin (including Italy), India, Pakistan and North America. Resistant cultivars
represent the best way to control the disease. One of the bottlenecks in
cultivar development is the lack of a fast screening technique to differentiate
between plants/lines which are resistant and susceptible to Ascochyta blight.
In an attempt to develop such a technique, crude culture filtrate of A.
rabiei was tested, which is phytotoxic on chickpea cuttings, inhibits
root elongation from germinating seeds and causes ion leakage. The reaction
caused by culture filtrate on chickpea cuttings of susceptible genotypes
showed some traits similar to Ascochyta blight symptoms. Different effects
were observed on genotypes which were resistant or susceptible to the disease.
Differential reaction was also observed when culture filtrate was produced
by different pathogenic groups of Italian Ascochyta isolates. While
additional research is still required, culture filtrate holds promise as
a screening technique for chickpea resistance to Ascochyta blight.
Key words: Cicer arietinum, Ascochyta rabiei, Toxins,
Selection, Resistance.
Effetto del filtrato colturale di Ascochyta rabiei su genotipi di cece.
La rabbia causata da Ascochyta rabiei (Pass.) Labr. è
uno dei maggiori fattori limitanti la produzione del cece (Cicer arietinum
L.) nel bacino del Mediterraneo (compresa l’Italia) oltre che in India,
Pakistan e Nord America. L’impiego di cultivar resistenti rappresenta il
metodo più efficace per il controllo della malattia. Tra le difficoltà
che maggiormente si incontrano nello sviluppo di varietà resistenti
è da considerare la mancanza di una tecnica di selezione rapida
per differenziare piante e linee resistenti e suscettibili alla rabbia.
Nel tentativo di mettere a punto una metodologia di selezione che risponda
a questi requisiti, è stato studiato l’effetto del filtrato colturale
di A. rabiei su cece. Questo si è rivelato tossico su piantine
recise, inibisce l’allungamento radicale di semi in germinazione e causa
perdita di elettroliti da foglioline. Il trattamento con filtrato culturale
di piantine recise di genotipi suscettibili al fungo ha mostrato una sintomatologia
simile a quella causata dalla malattia. Il filtrato colturale di A.
rabiei è in grado inoltre di causare effetti diversi su genotipi
di cece resistenti e suscettibili al patogeno e tali reazioni differenziali
sono state anche confermate quando è stato prodotto da isolati appartenenti
ai diversi gruppi patogenici italiani. Anche se sono ancora necessari ulteriori
studi, la metodologia basata sull’impiego di filtrato colturale di A.
rabiei sembra promettente per selezionare resistenza genetica alla
rabbia in cece.
Parole chiave: Cicer arietinum, Ascochyta rabiei, Tossine,
Selezione, Resistenza.
CARMINE MARCONE1, ANTONIO RAGOZZINO1, PAOLA DEL
SERRONE2, BERNARDO ALOJ1, MARINA BARBA2
and ERICH SEEMULLER3
1Istituto di Patologia Vegetale, Università
degli Studi di Napoli ‘Federico II’, Via Università, 100, I-80055
Portici (Napoli);
2Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale,
Via Bertero, 22, I-00156, Roma;
3Biologische Bundesanstalt für Land-
und Forstwirtschaft, Institut für Pflanzenschutz im Obstbau, Schwabenheimer
Strasse 101, D-69216 Dossenheim
Apple trees showing proliferation symptoms and pear trees showing pear
decline symptoms were sampled in southern Italy and examined by polymerase
chain reaction amplification (PCR) and restriction site analysis of the
PCR products. The apple proliferation and pear decline phytoplasmas were
detected in all samples from symptomatic apple trees and most samples from
diseased pears, respectively. This is the first report on the occurrence
of these phytoplasmas in southern Italy.
Key words: Apple proliferation, Pear decline, PCR, Ribosomal
DNA.
Individuazione degli agenti della proliferazione del melo e della moria del pero nell’Italia meridionale.
Piante di melo e di pero mostranti sintomi di proliferazione e di moria
rispettivamente, sono state campionate in Italia meridionale ed esaminate
mediante la reazione a catena della polimerasi (PCR) e l’analisi del polimorfismo
della lunghezza dei frammenti di restrizione (RFLP). Fitoplasmi responsabili
della proliferazione del melo e della moria del pero sono stati individuati
in tutti i campioni di melo esaminati e nella gran parte dei campioni di
pero rispettivamente. Tale studio costituisce la prima segnalazione di
queste fitoplasmosi in Italia meridionale.
Parole chiave: Proliferazione del melo, Moria del pero, PCR,
DNA ribosomiale.
SANTA OLGA CACCIOLA and ROBERTO FAEDDA
Istituto di Patologia vegetale, Università di
Catania, via Valdisavoia 5, I-95123 Catania, Italy.
The development of a system for protoplast isolation from the mycelium
of Phoma tracheiphila, using commercially available hydrolityc enzyme
preparations, cellulase, lysing enzymes from both Trichoderma harzianum
(Novozym 234) and Rhizoctonia solani, driselase and b
-glucuronidase, is described. Factors affecting protoplast isolation and
regeneration, including cultural conditions, age of the mycelium, lytic
enzymes, incubation time in the enzyme mixture and osmotic stabilizers,
were examined. The best results were obtained with cultures grown in static
conditions on liquid medium, at 23±1 °C for 72h. Cellulase plus
lysing enzymes from T. harzianum (1 mg ml-1 of each enzyme)
proved to be the most effective enzymatic mixture for protoplast release.
Optimum incubation time in the enzymatic mixture was 2-4h. Three mineral
salts, MgCl2, MgSO4 and KCl, were screened as osmotic
stabilizers during protoplast release and maximum protoplast yields were
obtained with 0.4 M and 0.6 M MgCl2. Sucrose, KCl, MgCl2
and MgSO4 were used as osmotic stabilizers in the regeneration
medium and the best results were obtained with 0.6M sucrose. High regeneration
frequencies resulted also when the regeneration medium was stabilized with
0.6 M MgSO4 while KCl and MgCl2 were less effective.
Protoplast yield varied depending on the strain of P. tracheiphila
used. After the procedure was optimized, up to a maximum of 48.8x106
protoplasts ml-1 were produced from the mycelium. Viable fusion
products were obtained by fusion of protoplasts from genetically marked
strain in 30% PEG solution. Fusion frequency ranged from 1x10-5
to 4x10-6 viable protoplasts. The use of benomyl-resistance
in combination with auxotrophic requirements as genetic markers allowed
the selection of fusion products in crosses between auxotrophic mutants
and fungicide-sensitive wild-type isolates. A high proportion of both conidia
and protoplasts isolated from mycelium of fusion products were able to
form prototrophic colonies on osmotically stabilized minimal medium. This
would indicate that fusion products were not heterokaryotic since both
conidia and protoplasts of P. tracheiphila were shown to be prevalently
mononucleate.
Key words: Lytic enzymes, Osmotic stabilizers, Regeneration,
Fusion, PEG.
Produzione e fusione di protoplasti di isolati di Phoma tracheiphila marcati geneticamente.
In questo studio è stato sviluppato un metodo per l’isolamento
di protoplasti dal micelio di Phoma tracheiphila. Sono stati utilizzati
preparati commerciali di enzimi idrolitici: cellulasi, enzimi litici di
Trichoderma
harzianum (Novozym 234) o di Rhizoctonia solani, driselasi e
b -glucuronidasi. Sono stati esaminati i fattori
che influenzano l’isolamento e la rigenerazione dei protoplasti, quali
le condizioni di coltura, l’età del micelio, gli enzimi litici,
la durata del periodo di incubazione nella miscela enzimatica e gli stabilizzanti
osmotici. I migliori risultati sono stati ottenuti con colture statiche
sviluppatesi su substrato liquido, a 23±1 °C per 72h, e con
la miscela enzimatica contenente cellulasi ed enzimi litici di T. harzianum
(1 mg ml-1 di ciascun enzima). Nella fase di isolamento dei
protoplasti dal micelio sono stati confrontati come stabilizzanti osmotici
tre sali minerali: MgCl2, MgSO4 e KCl. Le produzioni
più elevate di protoplasti sono state ottenute con MgCl2
0,4 M e 0,6 M. Quali stabilizzanti osmotici del substrato di rigenerazione
sono stati confrontati saccarosio, KCl, MgCl2e MgSO4;
i migliori risultati sono stati ottenuti con il saccarosio 0,6 M. Le percentuali
di rigenerazione sono risultate elevate anche con MgSO4 0,6
M, mentre KCl e MgCl2 sono apparsi meno efficaci. Il numero
di protoplasti è variato anche in relazione all’isolato di P.
tracheiphila utilizzato. In condizioni ottimali, sono stati prodotti
sino ad un massimo di 48,8x106 protoplasti ml-1. Mediante fusione
in presenza di PEG (30%) sono stati ottenuti prodotti di fusione vitali
tra protoplasti di ceppi marcati geneticamente. La frequenza dei prodotti
di fusione è variata tra 1x10-5 e 4x10-6 protoplasti
vitali. L’impiego sia dell’auxotrofia che della resistenza al benomyl come
marcatori genetici ha reso possibile la selezione di prodotti di fusione
ottenuti negli incroci tra mutanti auxotrofi e ceppi selvatici sensibili
al benomyl. Una elevata percentuale di conidi e protoplasti isolati dal
micelio dei prodotti di fusione ha dato origine a colonie prototrofiche
su substrato minimo. Ciò sembrerebbe indicare che i prodotti di
fusione non siano eterocariotici, poiché sia i conidi che i protoplasti
di P. tracheiphila sono prevalentemente mononucleati.
Parole chiave: Enzimi litici, Stabilizzanti osmotici, Rigenerazione,
Fusione, PEG.
GENNARO CRISTINZIO e CATERINA IANNINI.
Istituto di Patologia Vegetale, Università di
Napoli "Federico II", Via Università, 100, I-80055 Portici, Napoli.
Viene segnalata la presenza di Phytophthora cryptogea su piante
di actinidia in provincia di Benevento. Tra 12 cultivar saggiate per resistenza
a questo fungo, la più suscettibile è risultata la ‘Tere’
e la meno la ‘M56’. Vengono riportati i risultati ottenuti su 4 cultivar
con una tecnica rapida di valutazione della resistenza, basata sulla misurazione
della perdita di elettroliti causata dal filtrato colturale del fungo su
tessuti fogliari.
Parole chiave: Phytophthora cryptogea, Actinidia, Cultivar,
Elettroliti.
A report of Phytophthora cryptogea on kiwifruit in Southern Italy.
Phytophthora cryptogea Pethybr. et Laff., has been isolated from
kiwifruit (Actinidia chinensis Plan.) plants in district of Benevento.
Out of 12 cultivars tested for resistance to this fungus the most and the
less susceptible were ‘Tere’ and ‘M56’, respectively.A method for a rapid
evaluation of resistance, based on a measurement of the electrolytic loss
caused by application of P. cryptogea culture flltrate on leaf tissue,
is also reported.
Key words: Phytophthora cryptogea, Actinidia, Cultivars,
Electrolytic loss.
ROBERTO BUONAURIO, ANNALISA POLVERARI e CURGONIO CAPPELLI.
Istituto di Patologia vegetale, Università di
Perugia, Borgo XX Giugno, 74, I-06121 Perugia.
Vengono segnalati attacchi di Septoria lavandulae Desm. su lavanda
in Umbria. Gli isolati di S. lavandulae sono risultati patogeni
anche su spigo nardo nuovo ospite del micete. La malattia si è manifestata
sulle foglie basali della lavanda con piccole tacche necrotiche. Nel tessuto
necrotico e su entrambe le pagine fogliari erano presenti picnidi sub-globosi
quasi interamente infossati. I picnidi contenevano conidi filiformi con
3-4 setti.
Parole chiave: Lavandula angustifolia, Lavandula dentata,
Septoria lavandulae.
Septoria lavandulae attacks on lavender in Umbria.
Attacks of Septoria lavandulae Desm. on lavender (Lavandula
angustifolia Mill.) are reported in Umbria (Italy). The isolates of
S.
lavandulae were pathogenic on Lavandula dentata L., a new host
for this fungus. The disease caused small necrotic spots on lower leaves.
Histological preparations of diseased leaves revealed the presence of sub-globose
pycnidia (40-49 µm in diameter) immersed in the necrotic tissue and
opened on the both leaf surfaces. Pycnidia contained hyaline, 3-4 septate,
filiform conidia (22-36x1.5-1.7 µm).
Key words: Lavandula angustifolia, Lavandula dentata, Septoria
lavandulae.
ERNESTO LAHOZ1, ROSARIO NICOLETTI1,RENATO
CONTILLO1 and FRANCESCO RAIMO2.
1Istituto Sperimentale per il Tabacco, Via
P. Vitiello, 66, I-84018 Scafati (SA);
2Istituto Sperimentale per il Tabacco, Sezione
Operativa Periferica di Lecce, Via F. Calasso, 3 I-73100 Lecce.
Since 1992 unusual symptoms of crown and root rot were observed on Oriental
tobacco plants from southern Italy (Salento). Fusarium solani was
the most common fungal species isolated. No previous report from tobacco
in Italy is known. The present paper gives details about the identification
and characterization of the fungus and its pathogenic behaviour as tested.
Key words: Tobacco, Crown-root rot, Fusarium solani,
Host range.
Fusarium solani associato al marciume radicale e del colletto del tabacco.
Dal 1992, sintomi insoliti di marciume radicale e del colletto sono
stati osservati su piante di tabacco coltivate nel Salento. Gli isolamenti
hanno evidenziato la presenza preponderante di Fusarium solani,
precedentemente non segnalato su tabacco in Italia. Vengono fornite indicazioni
sulle procedure di identificazione del patogeno e sul suo comportamento
nei confronti di altre specie vegetali ospiti.
Parole chiave: Tabacco, Marciume radicale e del colletto, Fusarium
solani, Gamma di piante ospiti.