GELETU BEJIGA, ABEBE TULLU, SEIFU TSEGAYE, SEID AHMED and YADETA ANBESSA
Alemaya University of Agriculture, Debre Zeit Agricultural
Research Center, P.O. Box 32, Debre Zeit, Ethiopia.
A total of 268 lentil accessions were evaluated to identify rust (Uromyces
fabae) resistant lines at the Debre Zeit Agricultural Research Center,
Ethiopia. The lines were grown during two main seasons (July to November,
1990 and 1991) and one off-season (January to May, 1991). A rating scale
of 1-9 disease severity was used to assess line reaction. The incidence
of the disease was highest in the off-season. The results also showed that
58 lines had a rating of 1 (no disease) while some lines had ratings of
2, 3 and 4 (moderate to susceptible reactions). Lines ACC-36127, 87S-93549
and PGRC-l were severely affected. Line 87S-93549 was the first to be hit
by the disease before flowering. Those lines which showed resistance and
good performance were tested for yield in 1992 in the Ethiopian highlands.
The lines with rating of 1 are being used in a breeding programme for lentil
resistance to rust.
Key words: Lens culinaris, Lentil, Uromyces fabae,
Rust resistance.
Valutazione di genotipi di lenticchia per la resistenza alla ruggine.
Un totale di 268 accessioni di lenticchia è stato valutato presso
il Debre Zeit Agricultural Research Center, Etiopia, allo scopo di identificare
linee resistenti alla ruggine (Uromyces fabae). La coltivazione
di tali linee è stata effettuata durante due stagioni principali
(da luglio a novembre, nel 1990 e 1991) e una fuori stagione (da gennaio
a maggio 1991). Per la valutazione della risposta delle linee è
stata adottata una scala di gravità della malattia da 1 a 9. L’incidenza
della malattia è stata più elevata durante la coltivazione
fuori stagione. I risultati hanno evidenziato inoltre che 58 linee hanno
avuto un punteggio di 1 (assenza di malattia) mentre alcune linee hanno
avuto punteggi di 2, 3 e 4 (reazione da moderata a suscettibile). Le linee
ACC-36127, 87S-93549 e PGRC-1 sono state severamente colpite dalla malattia.
La linea 87S-93549 è stata la prima a mostrare sintomi prima della
fioritura. Le linee che hanno manifestato resistenza e buone qualità
agronomiche sono state valutate, nel 1992, per la produttività sugli
altopiani etiopici. Le linee con punteggio 1 sono utilizzate in un programma
di miglioramento genetico della lenticchia per la resistenza alla ruggine
Parole chiave: Lens culinaris, Lenticchia, Uromyces
fabae, Resistenza alla ruggine.
CARMINE MARCONE and ANTONIO RAGOZZINO
Istituto di Patologia Vegetale, Università di
Napoli, Via Università 100, I-80055 Portici
Tomato big bud (TBB) was found infecting tomato plants of several cultivars
and breeding lines in many tomato-growing areas in southern Italy. Affected
plants show symptoms of stunting, proliferation of axillary shoots conferring
the plant a bushy appearance, purple coloration, thickening of the apical
stems which assume a stiff and erect position, uprolled leaf margins and
virescent flowers. Flowering trusses often form dichotomously branched
structures
with papillae at the tips. The most characteristic symptom is the union
and enlargement of sepal, resulting in a swollen calyx with a typical bladder
form. Proliferation of adventitious roots from older parts of the stem
breaking through the epidermis is present in many cases. Phytoplasmas were
detected in big bug-diseased tomato plants by the combined use of fluorescence
(DAPI) and electron microscopy (TEM) and PCR amplification of a phytoplasma
16S rRNA gene sequences. They were characterized by RFLP analysis of the
amplified PCR-products using AluI restriction endonuclease. The
restriction profile of phytoplasmas recovered from big bud diseased tomato
plants was typical of aster yellows phytoplasma group and similar to that
of phytoplasmas affecting several other vegetable crops and weeds in many
growing areas of central-southern Italy
Key words: Phytoplasmas, 16S rRNA, PCR-amplification, Virescence,
Aster yellows.
Rinvenimento della malattia "big bud" del pomodoro nell’Italia meridionale e caratterizzazione dell’agente causale mediante l’analisi del polimorfismo della lunghezza dei frammenti di restrizione (RFLP).
La malattia "big bud" viene segnalata su varie cultivar e linee ibride
di pomodoro in diverse aree di coltivazione di tale solanacea nell’Italia
meridionale. Le piante affette mostrano sintomi di nanismo, proliferazione
di getti ascellari che conferiscono alla pianta un aspetto affastellato,
colorazione violacea, ispessimento degli internodi che assumono posizione
rigida ed eretta, arrotolamento verso l’alto dei margini fogliari, virescenza
dei fiori. Il palco fiorale spesso presenta strutture ramificate dicotomicamente
con papille all’estremità. Il sintomo più caratteristico
consiste nell’allargamento e saldatura dei sepali con la formazione di
un calice tipicamente rigonfio. Proliferazione di radici avventizie dalle
parti più vecchie dello stelo è frequentemente osservata.
Fitoplasmi sono stati individuati nelle piante con sintomi di "big bud"
mediante microscopia a fluorescenza (DAPI) ed elettronica (TEM) e tramite
la reazione a catena della polimerasi (PCR). Essi sono caratterizzati mediante
l’analisi del polimorfismo della lunghezza dei frammenti di restrizione
(RFLP) di un frammento amplificato del gene che codifica la sintesi dell’RNA
ribosomiale 16S, utilizzando l’enzima AluI. L’analisi di restrizione
ha evidenziato un pattern tipico del gruppo aster yellows e simile a quello
di fitoplasmi rinvenuti recentemente su varie specie spontanee e ortive
in diverse aree coltivate dell’Italia centrale e meridionale.
Parole chiave: Fitoplasmi, 16S RNA, Amplificazione, Virescenza,
Giallume dell’astro.
Incontro annuale della Società Italiana di Patologia
Vegetale
Moderni indirizzi diagnostici in patologia vegetale
Torino 28 - 29 ottobre 1994
Presentazione
Questo volume raccoglie i testi delle relazioni e i riassunti delle
comunicazioni presentate in occasione dell’Incontro annuale della Società
Italiana di Patologia vegetale su "Moderni indirizzi diagnostici in patologia
vegetale", organizzato dalla Facoltà di Agraria dell’Università
di Torino il 28 e 29 ottobre 1994. L’importanza dell’argomento ha richiamato
numerosi ricercatori e cultori della materia i cui contributi, con le discussioni
che ne sono scaturite, hanno evidenziato i rivoluzionari progressi verificatisi
in questi ultimi anni nel settore in seguito ad applicazioni sempre più
frequenti di tecniche di biologia molecolare. La versatilità d’impiego
e l’attendibilità dei risultati ne permettono l’applicazione ormai
abituale in virologia vegetale sia nella ricerca di base sia nelle analisi
di tipo massale. Anche nel caso della batteriologia e, più recentemente,
della micologia fitopatologica le tecniche immunologiche e immunochimiche
e quelle basate sull’analisi degli acidi nucleici (cariotipizzazione elettroforetica,
analisi dei profili di restrizione, ibridazione degli acidi nucleici, reazioni
a catena della polimerasi) o dei profili proteici o lipidici permettono
di identificare in modo rapido e sicuro molti patogeni. Particolarmente
significativo appare il fatto che anche in micologia i caratteri biochimici
e fisiologici vadano assumento crescente importanza di sussidio ai caratteri
morfologici nella classificazione dei funghi. Ci auguriamo vivamente che
questo volume possa essere uno strumento di aggiornamento per tutti coloro
che, ricercatori e tecnici, debbano affrontare problemi connessi al riconoscimento
e alla diagnosi di patogeni delle piante.
Il Comitato Organizzatore
Annual meeting of the Italian Society of Plant Pathology
New trends in diagnosis in plant pathology
Turin, Italy, October 28 - 29, 1994
Organized by:
Facoltà di Agraria dell’Università di Torino
Foreword
This issue contains the texts of the lectures and the summaries
of the communic-ations presented during the Annual Meeting of the Italian
Society of Plant Pathology (SIPaV) on "New trends in diagnosis in plant
path-ology", organized by the Faculty of Agriculture of the University
of Turin, held at Turin, Italy, October 28 and 29, 1994. The importance
of the topic attracted many researchers working on this subject and numerous
plant pathologists willing to update their knowledge in such a fast moving
area. The contributions and the discussions generated by them did highlight
the astonishing progresses made during the past few years in this field,
due to the increasing application of molecular techniques. The flexibility
of such methods, and the reliability of the results achievable, permit
their broad application in plant virology, both in basic research, and
in routine analysis. Also in the case of bacteriology and, more recently,
mycology, immunological techniques, together with biochemical and
physiological methods and with nucleic acid-based techniques (electrophorethic
karyotyping, RFLP, nucleic acid hybridization, PCR) permit quick and accurate
diagnosis of many pathogens. It must be stressed that also in mycology
the biochemical and physiological characters are increasingly associated
to the morphological observations in taxonomic studies.
We sincerely hope that the researchers and technicians who are involved
in the diagnosis of plant pathogens will recognize this issue as a useful
and updated tool in their daily work.
The Organizing Committee
DONATO GALLITELLI1 e DONATO BOSCIA2
1 Dipartimento di Protezione delle Piante
dalle Malattie, Università degli Studi, e
2Centro di Studio del CNR sui Virus e le Virosi
delle Colture Mediterranee, Via Amendola, 165/A, I-70126 Bari
Viene presentata una breve rassegna delle tecniche moderne di laboratorio
più utilizzate in virologia vegetale a fini diagnostici. Caratteristica
comune alle metodiche descritte è quella di costituire una promettente
alternativa ai più lunghi e costosi saggi biologici.
Diagnosi sierologica. Basata sull’utilizzo di anticorpi, le cui prime
applicazioni in virologia vegetale risalgono ad oltre quatant’anni addietro,
è stata progressivamente rinnovata grazie alle applicazioni immunoenzimatiche
(ELISA), alla messa a punto di sistemi di amplificazione ad alla preparazione
di anticorpi monoclonali. L’ELISA è un saggio su fase solida in
cui anticorpi specifici agiscono in successione intrappolando dapprima
e poi rivelando le particelle virali. L’ELISA può essere condotta
in forma diretta o indiretta; nel secondo caso è possibile utilizzare
un coniugato universale cioè non specifico per il virus, ma in grado
di riconoscere anticorpi virus-specifici preparati in uno stesso animale.
L’ELISA offre la possibilità di una diagnosi sia qualitativa che
quantitativa. Particolarmente promettente risulta l’affiancamento di tecniche
molecolari all’ELISA (PCR con immunocattura) che permette di utilizzare
in uno stesso saggio tanto la versatilità delle tecniche molecolari
quanto la sensibilità dei sistemi immunoenzimatici. Parallelamente
all’ELISA vengono oggi impiegati altri saggi su fase solida che permettono
l’uso della sierologia su estratti grezzi o su sezioni di organi di materiale
vegetale. Gli anticorpi monoclonali rappresentano l’aspetto più
innovativo della diagnosi sierologica applicata alla virologia vegetale.
Tali reagenti sono particolarmente utili per la diagnosi di virus difficilmente
purificabili e per i quali risulta difficoltoso ottenere quantitativi apprezzabili
di antisieri policlonali. L’uso di anticorpi monoclonali permette di conseguire:
a) un miglioramento della specificità del saggio, b) la riproducibilità
dei risultati, c) la disponibilità illimitata del reagente, d) la
facilità di immunizzazione, e) la possibilità di selezionare
reagenti con elevata affinità. A fronte di questi innegabili vantaggi,
gli anticorpi monoclonali presentano una serie di svantaggi che in alcuni
casi possono comprometterne l’uso, specie se la messa a punto del reagente
non è stata preceduta da un’attenta sperimentazione; essi sono:
a) eccesso di specificità, b) saggio-specificità, condizioni
chimico-fisiche del saggio troppo limitate. Vengono infine ricordate le
possibilità di impiego degli anticorpi in immunomicrospopia elettronica
(ISEM).
Diagnosi molecolare. Le tecniche molecolari che utilizzano le proprietà
degli acidi nucleici virali sono in rapida affermazione in virologia vegetale
in quanto la versatilità d’uso e l’attendibilità dei risultati
ne permettono l’impiego come strumento di ricerca di base e di diagnosi
e analisi massale. La possibilità di esplorare a fini diagnostici
e/o identificativi l’intero genoma virale e non la sola porzione codificante
la proteina capsidica rappresenta in definitiva il punto di forza di queste
tecniche nei confronti di quelle sierologiche. La sierologia può
infatti trovare serie limitazioni nel caso del rilevamento di: (a) virus
instabili, (b) virus con scarso potere immunogeno, (c) virus per i quali
è difficile ottenere preparati purificati, (d) virus con basso titolo
nell’ospite naturale e non trasmissibili meccanicamente, (e) RNA bi e monocatenari
non incapsidati, (f) particelle virali difettive, (g) RNA difettivi-interferenti
(DI) o RNA satelliti, (h) viroidi, (i) ceppi di virus sierologicamente
assai prossimi o indistinguibili. Le tecniche molecolari hanno completamente
rivoluzionato i criteri di studio e la diagnosi dei virus ad RNA monocatenario
poiché permettono di sintetizzare e clonare copie degli RNA virali
sotto forma di DNA complementare (cDNA) e di manipolare ed adattare ad
usi specifici i cloni ottenuti impiegando enzimi che potrebbero essere
utilizzati su molecole di RNA. La versatilità di impiego è
forse l’aspetto più interessante delle sonde molecolari. Da uno
stesso clone si possono infatti sintetizzare sonde di lunghezza e specificità
desiderate, caratteristica quest’ultima, che si presta ad ulteriori adattamenti
a seconda della "stringenza" delle condizioni di impiego. Vengono illustrate
l’ibridazione molecolare e la PCR, tecniche oggi diffusamente impiegate
in virologia vegetale.
Le attuali tendenze di sviluppo della diagnosi molecolare sono: a)
ridurre i rischi per l’operatore, b) allungare i tempi entro cui la sonda
marcata può essere utilizzata, c) ridurri i costi, d) preparare
corredi commerciali destinati a più di un campo di applicazione.
Parole chiave: Fitovirus, Diagnosi sierologica, Diagnosi molecolare.
Modern diagnostic techniques in plant virology.
The potential of recent development of serological and molecular techniques
applied to plant virus identification and diagnosis are briefly outlined.
The techniques seem promising in avoiding biological tests that are costly
and time and labour consuming.
Serological diagnosis. Since the first application, i.e. more than
40 years ago, serological precipitin reactions are widely used to facilitate
plant virus identification and diagnosis.However, numerous alternative
and sensitive strategies (immunoenzymatic assays, system of application,
monoclonal antibodies) have been developed over the years making serology
a routine tool for the detection of many plant pathogenic viruses and for
large-scale testings. ELISA is the most widely adopted immunoenzymatic
assay performed onto a solid support (polystirene microplates) where virus-specific
antibodies trap and then reveal the target (virus particles) through an
enzymatic reaction. To overcome preparation of virus-specific antibody-enzyme
conjugates, the enzyme used in the final detection step can be an antiglobulin
antibody; this is often referred to as "universal conjugate". ELISA can
be readily adapted to both qualitative and quantitative measurementes in
purified virus preparations and crude extracts. In parallel to ELISA other
solid phase-based serological procedures and amplification systems have
been developed. Most of them seem fast and sensitive enough to be adopted
more and more frequently in the near future. Monoclonal antibodies (MAbs)
are now available against a large number of plant viruses representing
the most innovative reactants for a serologically-based diagnosis. Compared
to conventional polyclonal antisera, the main advantages of MAbs are: (i)
increased specificity to select antibodies of high affinity, (ii) reproducibility
of serological tests in different laboratories, (iii) unlimited availability,
(iv) use of antigen preparations that are contaminated by other viruses
or by host constituents; this is particularly useful with viruses that
are difficult to purify. The main limitations on the use of MAbs are also
reported: (i) too specific for the task, (ii) assay-specific, i.e. do not
necessarily function well in every type of immunoassay, (iii) restricted
range of chemico-physiscal requirements. The suitability of immuno-sorbent
electron microscopy (ISEM) in plant virus diagnosis and identication is
also discussed.
Molecular diagnosis. Since the molecular approach to plant virus diagnosis
capitalises on genetic information it overcomes some of the constraints
of the classical biological and serological techniques. Serology is a technique
that explores the differential immunological propertie of the viral coat
protein which represents only a small part of coding capacity of the viral
genome. Therefore serology finds serious limitations when applied to: (i)
unstable or poorly immunogenic viruses, (ii) viruses requiring laborious
purification procedures, (iii) detection of non encapsidate double stranded
or single stranded RNAs, (iv) detection of defective virus particles, defective
interfering RNAs or satellite RNAs, (v) detection of viroids (e.g. infective
agents deprived of coat protein), (vi) differentiation of very closely
related virus strains. The recombinant DNA technology has helped overcoming
many of the above problems through the application of nucleic acid hybridisation
techniques using cloned molecular probes. This was particular relevant
for RNA plant viruses as its complementary DNA can be cloned and manipulated
with enzymes and procedures that cannot be applied to RNA molecules. Molecular
techniques are suitable, versatile and highly sensitive tools to be adopted
for plant virus diagnosis and identification. The currently used techniques
of molecular hybridization and polymerase chain reaction (PCR) are briefly
outlined. In the near future, it will be expected that such methods will
be adapted: (i) to simultaneously detect of differente viruses in the same
sample, (ii) to reduce costs and risks for the operator.
Key words: Plant viruses, Serological diagnosis, Molecular diagnosis.
UMBERTO MAZZUCCHI
Istituto di Patologia Vegetale dell'Università,
Via F. Re, 8, I-40126 Bologna
Le tecniche diagnostiche in fitobatteriologia hanno lo scopo di accertare
la presenza di procarioti fitopatogeni in materiali vegetali sintomatici
ed asintomatici. Le tecniche possono essere applicate direttamente sul
campione vegetale od alle colture pure del procariote, non ancora ottenibili
nel caso dei fitoplasmi. Tutte le tecniche prevedono l’identificazione
del procariote in base ad impronte patogeniche, metaboliche e molecolari.
Ogni impronta è un insieme di pochi caratteri differenziali e ponderati.
Le impronte patogenetiche comprendono i risultati di prove di patogenicità
sull’ospite vegetale omologo a dose d’ inoculo differenziale o su una gamma
di ospiti predeterminati; esse richiedono l’uso delle colture pure ed i
tempi di risposta non sono sempre compatibili con la formulazione di una
diagnosi rapida. Anche la determinazione del lisotipo può essere
inclusa tra le impronte patogenetiche. Le impronte metaboliche comprendono
i cosidetti profili nutrizionali, oltre ai tradizionali caratteri fisiologici;
i sistemi più noti sono API e Biolog; nel sistema più usato,
Biolog, l’identificazione è corretta a livello di specie, ma non
a livello infrasubspecifico, dove la affidabilità è assai
condizionata da una appropriata banca dati. Le impronte molecolari possono
riguardare la presenza di certi determinanti antigenici, i profili degli
esteri metilici degli acidi grassi dei lipidi cellulari, i profili elettroforetici
delle proteine cellulari totali e la presenza di peculiari sequenze nucleotidiche.
Le tecniche immunologiche prevedono l’uso di antisieri monospecifici, anticorpi
monoclonali, oltre agli antisieri tradizionali; gli anticorpi monoclonali
possono essere specifici a livello supraspecifico od infrasubspecifico.
I profili gas-cromatografici degli acidi grassi sono da ritenersi attualmente
il metodo più rapido ed accurato per la identificazione dei procarioti
fitopatogeni ottenibili in coltura pura; il sistema MIDI più usato
permette l’identificazione a livello di genere, specie e talora anche di
patovar e di sottospecie; noti certi picchi, marcatori specifici, è
possibile applicare con successo la tecnica direttamente a campioni vegetali.
I profili elettroforetici delle proteine totali sono già usati da
un decennio per la identificazione a livello specifico dei procarioti fitopatogeni
in coltura pura; in certi casi è possibile discriminare sottospecie
e patovar per tratti minimi, peculiari e riproducibili; per la comparazione
dei profili è assai valido il sistema Gel Compar TM. Le impronte
nucleotidiche sono costituite da peculiari sequenze degli acidi nucleici
(più spesso DNA) possedute dal procariote bersaglio, rilevabili
senza amplificazione mediante appropriate sonde marcate o con amplificazione
della stessa sequenza bersaglio, della sonda o del segnale di amplificazione.
Il rilevamento e l’identificazione dei procarioti fitopatogeni mediante
impronte nucleotidiche, usato sempre più frequentemente negli ultimi
cinque anni, è il principale oggetto di questa rassegna. L’amplificazione
della sequenza bersaglio attraverso la reazione a catena della polimerasi
(PCR) è il metodo più comunemente usato; la diagnosi delle
fitoplasmosi e l’identificazione dei loro agenti causali è il settore
dove più proficuo è stato l’uso della PCR parimenti a quanto
è avvenuto in medicina umana per certi patogeni non ottenibili in
coltura pura; variazione nella PCR già usata con successo in fitobatteriologia
è la PCR riciclata (RPCR); il potere di risoluzione delle tecniche
di amplificazione è aumentato quando si effettua l’analisi degli
amplificati con enzimi di restrizione (RFLP) e con sequenziamento. Comparando
le sequenze degli amplificati del DNA 16S è stato possibile valutare
le distanze evolutive dei principali fitoplasmi ed individuare 5 gruppi
omogenei; anche la reazione a catena della ligasi (LCR) è stata
recentemente proposta come tecnica diagnostica.
Parole chiave: Fitobatteriologia, Procarioti fitopatogeni, Batteri
fitopatogeni, Batteri fastidiosi, Fitoplasmi, Diagnosi, Identificazione,
Impronte, Reazione a catena della polimerasi, Reazione a catena della polimerasi
riciclata, Reazione a catena della ligasi.
Modern diagnostic techniques in phytobacteriology.
The diagnostic techniques used in phytobacteriology are designed to
determine the presence of phytopathogenic prokaryotes in symptomatic and
symptomless plant material. They can be applied directly on the plant sample
or pure culture, which is not yet available for phytoplasmas. All the techniques
involve the identification of the prokaryote on the basis of pathogenic,
metabolic and molecular fingerprints. Each fingerprint is a series of a
few differential and weighted traits. The pathogenic fingerprints are the
result of pathogenicity tests on homologous host plants, with differential
inoculum doses, or on a predetermined range of host plants; pure cultures
must be used and the response time is not always compatible with a rapid
diagnosis; lysotype determination can also be considered a pathogenic fingerprint.
The metabolic fingerprints include the so-called nutritional profiles,
as well as the traditional physiological traits; the most popular systems
are API and Biolog; with the latter, most commonly used, identification
is correct at the species level, but not at the infrasubspecific level,
where reliability depends heavily on an appropriate data bank. The molecular
fingerprints can include certain antigenic determinants, methyl ester fatty
acid profiles of cell lipids, total cell protein electrophoretic profiles
and particular nucleotide sequences. The immunological techniques involve
the use of monospecific antisera, monoclonal antibodies, as well as traditional
antisera; the monoclonal antibodies may be specific at a supraspecific
or infrasubspecific level. The fatty acid gas-chromatography profiles are
currently the most rapid and accurate method for identifying phytopathogenic
prokaryotes available in pure culture; the MIDI system, most frequently
used, allows identification at genus, species and sometimes also at pathovar
and subspecies level; on the basis of known specific marker peaks, this
technique can be successfully applied directly to plant samples. The protein
electrophoretic profiles have been used for the last ten years to identify
at a specific level phytopathogenic prokaryotes available in pure culture;
in some cases it is possible to distinguish between subspecies and pathovars
on the basis of minimum, peculiar and reproducible traits; the Gel Compar
TM system is very useful for profile comparison. The nucleotide fingerprints
consist of peculiar nucleic acid sequences (more often DNA) of the target
prokaryote, which can be detected without amplification with appropriate
labelled probes or with amplification of the target sequence, the probe
or the amplification signal. The detection and identification of phytopathogenic
prokaryotes with nucleotide fingerprints, increasingly used over the last
five years, is the main topic of this paper. Amplification of the target
sequence with polymerase chain reaction (PCR) is one of the most popular
methods. Diagnosis of phytoplasmoses and identification of the causal agents
has benefited considerably from the use of PCR just as in human medicine
for certain pathogens not available in pure culture; a variation of PCR,
used with success in phytobacteriology, is recycled PCR (RPCR); the resolution
of amplification techniques is enhanced when the amplified products are
analyzed with restriction enzymes (RFLP) and sequencing; comparison of
sequences of 16S DNA amplified products makes it possible to assess the
evolutive distances of the main phytoplasmas and identify 5 homogeneous
groups; ligase chain reaction (LCR) has also been recently proposed as
a diagnostic technique.
Key words: Phytobacteriology, Phytopathogenic procaryotes, Phytopathogenic
bacteria, Fastidious bacteria, Phytoplasmas, Diagnosis, Identification,
Fingerprints, Polymerase chain reaction, Recycled polymerase chain reaction,
Ligase chain reaction.
GAETANO MAGNANO DI SAN LIO1, FELICE SCALA2 e QUIRICO
MIGHELI3
1Istituto di Didesa delle Piante, Università
di Reggio Calabria, Piazza S. Francesco di Sales, 4, I-89061 Gallina (RC)
2Istituto di Patologia vegetale, Università
di Napoli, Via Università, 100, I-80055 Portici (NA)
3Dipartimento di Valorizzazione e Protezione
delle Risorse Agroforestali, Università di Torino, Via Pietro Giuria,
15, I10126 Torino
Per l’identificazione dei funghi fitopatogeni, in aggiunta ai criteri
morfologici su cui si basa l’attuale classificazione, vengono sempre più
largamente utilizzati metodi immunologici e biochimici. Tra i metodi di
diagnosi attualmente in uso in fitopatologia, questa rassegna prende in
esame l’elettroforesi delle proteine totali e degli isoenzimi, l’immunodiagnosi
e le tecniche basate sull’analisi degli acidi nucleici. L’elettroforesi
delle proteine miceliari e degli isoenzimi, le cui prime applicazioni nella
diagnostica fitopatologica risalgono agli anni ’60, viene utilizzata in
numerosi laboratori di micologia ed è anche uno dei metodi ufficiali
di controllo dei servizi di quarantena del Governo Federale negli Stati
Uniti d’America. Il supporto più usato per l’elettroforesi delle
proteine totali è la poliacrilammide, mentre per l’analisi degli
isoenzimi vengono preferiti i gel di amido. Il profilo elettroforetico
delle proteine totali viene utilizzato prevalentemente per l’identificazione
degli isolati a livello di specie. L’elettroforesi degli isoenzimi ha numerose
applicazioni, tra cui l’identificazione di specie patogene, lo studio della
struttura genetica di popolazioni, la tassonomia, l’analisi genetica e
gli studi sulla condizione nucleare o il livello di ploidía dei
patogeni. L’elettroforesi degli isoenzimi, inoltre, è stata utilizzata
di recente per diagnosticare la presenza dei patogeni fungini direttamente
nei tessuti delle piante infette. Le tecniche immunologiche per l’identificazione
di patogeni fungini si sono sviluppate notevolmente in questi ultimi anni,
grazie soprattutto alla possibilità di produrre anticorpi monoclonali.
Il metodo più affermato è quello ELISA che viene applicato
per l’identificazione e la determinazione quantitativa di numerosi funghi
fitopatogeni sia in coltura pura sia nei tessuti delle piante infette e
nel terreno. Altre tecniche immunologiche utilizzate nella diagnostica
fitopatologica sono il Western-blotting e l’immunofluorescenza. Per i saggi
in campo sono state sviluppate tecniche immunologiche molto semplici e
rapide del tipo dot-blot e dip-stick e sono stati messi in commercio kit
basati sul metodo ELISA. È probabile che in futuro verranno sviluppati
nuovi saggi immunodiagnostici basati su anticorpi monoclonali più
specifici, prodotti con metodi diversi quali le tecniche di arricchimento,
la tollerizzazione immunologica o la trasformazione genetica di colture
batteriche. Le tecniche diagnostiche più recenti sono quelle basate
sull’analisi degli acidi nucleici. Sebbene il loro impiego nella diagnostica
fitopatologica sia ancora limitato, alcune di esse appaiono molto promettenti,
essendo estremamente sensibili e specifiche. La cariotipizzazione elettroforetica
e l’analisi dei profili di restrizione del DNA sono state utilizzate per
ricerche epidemiologiche o per studi sulla evoluzione delle popolazioni
di funghi patogeni. Un metodo più sensibile è quello della
ibridazione degli acidi nucleici, che si basa sull’impiego di sonde molecolari
per individuare sequenze specifiche di DNA. Per la diagnosi di funghi fitopatogeni
sono state utilizzate sia sonde omologhe che eterologhe. Molti degli svantaggi
delle tecniche diagnostiche basate sull’ibridazione degli acidi nucelici
sono stati superati con il metodo della reazione a catena della polimerasi
(PCR). Di questa esistono numerose varianti, quali la RAPD (random amplification
of polymorphic DNA), la AP-PCR (arbitrary primed polymerase chain reaction),
la DAF (DNA amplification fingerprinting) o la DAMD (directed amplification
of minisatellite-region DNA). L’automatizzazione dell’analisi dei prodotti
di amplificazione degli acidi nucleici così ottenuti potrà
contribuire ad una più larga applicazione di queste tecniche nella
diagnostica fitopatologica.
Parole chiave: Elettroforesi delle proteine, Isoenzimi, Tecniche
immunologiche, Analisi degli acidi nucleici.
Modern diagnostic techniques in phytopathological mycology
Immunological and biochemical methods are more and more employed to
identify fungal pathogens in addition to the morphological criteria on
which the classification of fungi is founded. Among the diagnostic methods
utilized presently in phytopathology this review deals with the electrophoresis
of total proteins and isoenzymes, the immunodiagnosis and the techniques
based on the analysis of nucleic acids. The electrophoresis of mycelial
proteins and isoenzymes, whose first applications in phytopathology date
back to the 1960s, is used in many mycological laboratories and is one
of the offical tests utilized by the quarantine services in the USA. Generally
polyacrylamide gels are utilized for the electrophoresis of total proteins,
while starch gels are preferred for the electrophoresis of isoenzymes.
The electrophoretic profile of total proteins is mainly used for the identification
of the isolates at the species level. The isoenzymes electrophoresis is
applied for several purposes, including the identification of pathogenic
species, the study of the genetic structure of pathogen populations, taxonomy,
the genetic analysis and the study of the nuclear condition or the ploidy
level of pathogens. Recently the isoenzyme electrophoresis has been utilized
to diagnose fungal infections directly in plant tissues. The immunological
techniques for the identification of fungal pathogens have been considerably
developed in recent years mainly due to the possibility of producing monoclonal
antibodies. The most successful method is the ELISA which is applied for
the identification of numerous phytopathogenic fungi either in pure culture
or in infected plant tissues and soil. Other immunological techniques utilized
for the diagnosis of plant diseases are the Western-blotting and the immunofluorescence.
Very simple and rapid immunological techniques have been developed for
field tests, including dot-blot, dip-stick, and commercial ELISA based
kit. Probably in the future new immunological tests will be developed,
based on more specific monoclonal antibodies produced with different methods
such as the immunological tolerization and the genetic transformation of
bacterial cultures. The most recent diagnostic techniques are based on
the analysis of nucleic acids. Their use for the diagnosis of plant diseases
is presently limited even though some appear extremely sensitive and specific.
The electrophoretic caryotyping and the analysis of DNA restriction fragment
length polymorphism have been used for epidemiological research or studies
on the evolution of pathogenic fungi populations. A more sensitive method
is the nucleic acid hybridization, based on molecular probes which recognize
specific DNA sequences. Both homologous and heterologous probes have been
used for the diagnosis of fungal pathogens. Many of the inconveniences
of the diagnostic techniques based on nucleic acid hybridization have been
eliminated using the polymerase chain reaction (PCR) amplification method.
Diverse types of PCR may be performed, including RAPD (random amplification
of polymorphic DNA), AP-PCR (arbitrary primed polymerase chain reaction,
DAF (DNA amplification fingerpinting) or DAMD (directed amplification of
minisatellite-region DNA). The introduction of the automatic analysis of
the products of the amplification of the nucleic acids will contribute
to a more widespread diffusion of these techniques for the diagnosis of
plant diseases.
Key words: Protein electrophoresis, Isozymes, Immunological
techniques, Nucleic acid analysis.
Lavori presentati/Presented papers
pagina/pages
| BARBA M., P. DEL SERRONE, C. MINUCCI, G. BOCCARDO, M. CONTI Diagnosi molecolare di fitoplasmi della vite. |
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| BERTACCINI A.,G. ALBANESE Tecniche molecolari per la diagnosi e la caratterizzazione dei fitoplasmi. |
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| BIANCO P.A., R.W. HOMMOND, P. CASATI. Identificazione, mediante sonde molecolari, del viroide dell’affusolamento del tubero di patata in Lombardia |
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| PASQUINI G., M. BARBA Caratterizzazione sierologica di isolati italiani in plum pox potyvirus. |
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| MASILANO G., G. FIRRAO, R. LOCCI. Sonde oligonucleotidiche per la identificazione e il differenziamento di MLO. |
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| VIBIO M., I. CAMELE, A. BERTACCINI, G.L. RANA, V. D’ALOSIO. Individuazione d’infezione da fitoplasmi in cipolla mediante amplificazione genica (PRC). |
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| SALDARELLI P., L. BARBAROSSA, F. GRIEGO, D. GALLITELLI. Impiego di ribosonde chemiluminescenti nella certificazione sanitaria del pomodoro. |
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| TESSITORI M., L. LEVY, G. ALBANESE, R. LA ROSA, A. HADIDI. Diagnosi simultanea d’infezioni miste di viroidi in piante di agrumi mediante MRT-PCR. |
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| SCORTICHINI M. Variabilità del profilo proteico e della capacità di assimilazione di carboidrati di un isolato di Pseudomonas syringae pv. lachrymans accresciuto in differenti ambienti |
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| BRAGALONI M., N. ANSELMI. Identificazione di specie di Armillaria mediante profili isoenzimatici. |
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| CRISTINZIO G. La perdita elettrolitica causata da filtrati colturali come tecnica rapida per evidenziare resistenze a funghi fitopatogeni. |
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| GRIMALDI V., A. CATARA. Analisi della variabilità del dsRNA di isolati ipovirulenti di Cryphonectria parasitica mediante PCR e RFLP. |
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| GOBBI E., R. LOCCI. Caratterizzazione intraspecifica di ceppi di Cryphonectria parasitica mediante RFLP del DNA mitocondriale |
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| MORICCA S., A. RAGAZZI. Diagnosi mediante PCR dell’agente di avvizzimento del cotone, Fusarium oxysporum f. sp. vasinfectum, nei tessuti dell’ospite. |
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