Progetti

Presentazione

 

Cuboni

Dalla “Stazione” al “Centro”: oltre 120 anni di vicende di un’Istituzione

Nel 1887 fu istituita a Roma, presso il R. Museo Agrario, la “Stazione di Patologia Vegetale” dedicata agli studi sulle malattie delle piante. Essa faceva parte delle “Stazioni di prova agrarie e speciali” che costituivano una rete nel territorio nazionale a supporto del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio – costituito nel 1860, quindi ancor prima dell’Unità d’Italia. Fu chiamato a dirigerla Giuseppe Cuboni, un micologo e fitopatologo allievo (e genero) di Giuseppe De Notaris, illustre studioso, “principe dei crittogamisti italiani”, che nel 1871 – subito dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia – aveva lasciato la cattedra a Genova perché chiamato ad insegnare botanica nella nuova Università di Roma. Cuboni aveva una solida preparazione teorica ed eccellenti qualità organizzative, che gli permisero di affrontare i notevoli problemi pratici posti in quei tempi dalla difesa delle piante dalle epidemie. Egli iniziò dal nulla e, con mezzi molto modesti, portò avanti per oltre 30 anni, fino al 1920, un’istituzione che non aveva precedenti.

Dopo la scomparsa di G. Cuboni (foto a lato) , nel 1926 la direzione della Stazione fu affidata a Lionello Petri, il più noto fitopatologo italiano del tempo, proveniente nell’Università di Firenze. Petri, un uomo di eccezionale valore scientifico, ricostituì su basi moderne la Stazione e per essa riuscì ad ottenere nel 1934 una sede per i laboratori in un fabbricato sito nelle vicinanze del Casal de’ Pazzi, primo nucleo dell’attuale sede del Centro di ricerca. Sotto la direzione di L. Petri la Stazione raggiunse autorità e notorietà internazionale, per le ricerche e le scoperte sugli agenti di nuove malattie di piante agrarie e forestali portate avanti sia da lui personalmente, sia dai suoi collaboratori, in gran parte destinati a divenire docenti di Patologia Vegetale nelle diverse Università.

Durante la seconda guerra mondiale, le condizioni della Stazione e delle sue attrezzature divennero assai precarie per i vari trasferimenti e per le distruzioni belliche: l’edificio di Casal de’ Pazzi fu occupato prima dai tedeschi, nel 1943, poi dalle truppe alleate. Gran parte della strumentazione era stata precipitosamente messa in salvo nella sede della direzione e della segreteria, in Largo Santa Susanna, accanto al Ministero dell’Agricoltura. Ciò che era rimasto a Casal de’ Pazzi subì gravi danni.

Lionello Petri morì nel 1946, e toccò a Cesare Sibilia, che con lo stesso Petri aveva a lungo collaborato, curare dal 1948 il ripristino di quanto era andato perduto, l’ampliamento della sede e l’aumento della dotazione in termini di personale. Sotto la sua direzione, infatti, la Stazione si arricchì di una nuova ala, grazie a uno speciale fondo UNRRA, e di moderne attrezzature scientifiche, per lo più americane, che permisero ai numerosi sperimentatori da lui guidati un lavoro d’avanguardia per quel tempo

Alla scomparsa di C. Sibilia (1964), la “Stazione” subì nuove vicissitudini. Nel 1967 fu attuata in Italia, da parte del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, una riforma della Sperimentazione Agraria, che comportò la “soppressione” di numerose Istituzioni di ricerca, tra le quali la Stazione di Patologia Vegetale, per costituire una rete di 22 Istituti di ricerca e sperimentazione, equiparati agli Istituti universitari, tra i quali, a Roma, nella stessa sede della ex Stazione, l’Istituto Sperimentale per la Patologia Vegetale. Nel corso di tale processo di riforma, l’Istituto non ebbe un Direttore di ruolo per ben 12 anni, con sommo scapito non solo dell’organizzazione, ma anche del personale e dell’attività scientifica.

Il percorso di crescita e di qualificazione riprese gradualmente quando, dal 1976 al 1980, sotto la guida di Antonio Graniti, fitopatologo proveniente dall’Università di Bari, fu possibile incrementare il personale in organico e mettere l’Istituto in condizioni di riprendere a pieno l’attività di ricerca. La sede venne in parte ristrutturata, i laboratori furono dotati di nuove strumentazioni e la biblioteca arricchita di molte pubblicazioni. A Tor Mancina (Monterotondo), nell’Azienda sperimentale di 72 ettari assegnata all’Istituto, si cominciò ad organizzare i campi sperimentali, le strutture fisse e le relative attrezzature. Finalmente l’Istituto aveva ripreso il suo posto nella ricerca nazionale e internazionale. A. Graniti lasciò il suo incarico nel 1980 e per due anni la reggenza dell’Istituto fu affidata a Bruno Casarini, Direttore dell’Istituto per le Colture Industriali di Bologna, il quale, grazie alle sue capacità organizzative e il suo senso pratico, con la collaborazione di tutto il personale, potenziò l’attività dell’Istituto, con particolare attenzione ai settori della difesa delle piante e della disciplina dei fitofarmaci.

Nel 1983 assunse la direzione dell’Istituto Antonio Quacquarelli, anch’egli proveniente dalla scuola fitopatologica di Bari. In questo periodo il personale scientifico fu organizzato in Sezioni tematiche attraverso le quali si affrontavano i diversi aspetti della Patologia Vegetale con specifiche competenze. Inoltre, durante gli anni della sua direzione A. Quacquarelli, con costante determinazione e paziente impegno, continuò l’opera di ristrutturazione della sede, delle strutture annesse e delle serre: fu costruita una nuova ala, molto ampia, dove furono sistemati secondo criteri di efficienza i locali di ogni Sezione, nonché una capace aula per convegni. Nello stesso tempo, valorizzò molto i campi sperimentali di Tor Mancina.

Dopo le alterne vicende della riforma degli Istituti sperimentali, nel 1999 l’intero complesso della ricerca in agricoltura afferì a un Ente unico, il “Consiglio per la Ricerca in Agricoltura” (C.R.A.) e l’Istituto di Roma ne venne a far parte quale “Centro di Ricerca per la Patologia Vegetale”, mantenendo la sede e il personale e ricevendo in seguito, in aggiunta, il patrimonio della sede romana dell’Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria (sezione periferica di Apicoltura).

Il direttore in carica dal 2005 è Marina Barba, già ricercatore e direttore di sezione dell’Istituto, attiva nel settore della Virologia vegetale, la quale, oltre a dirigere e coordinare l’attività di ricerca, ha completato la sistemazione dell’intero complesso del Centro, rendendolo più efficiente e gradevole sotto ogni aspetto, e ha promosso il riordino e la catalogazione completa delle molte attrezzature, ormai di valore storico, già raccolte in un unico salone in occasione delle celebrazioni del primo centenario dalla fondazione della Stazione ed attualmente presentate in un vero e proprio museo.

La missione del  CRA-PAV è di occuparsi della difesa delle piante agrarie, ornamentali e forestali da organismi patogeni e fitopatie, con attività prevalenti nello studio della interazione tra pianta e patogeno, epidemiologia, diagnosi e caratterizzazione delle popolazioni di organismi patogeni, con particolare riferimento ai mezzi per la difesa delle colture e tecniche di risanamento per la produzione di materiale di propagazione sano certificato.